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Genocidio dei cristiani nigeriani, azione subito

Nonostante il bla bla dell’Unione Europea, il problema è religioso. La soluzione? Interrompere i sostegni economici al governo nigeriano, che allora sì si impegnerà per la pace

Emmanuele Di Leo di Emmanuele Di Leo
09/06/2022
in In evidenza, Politica
613
Reading Time: 3 mins read
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Bandiera insanguinata della Nigeria

Image from Twitter

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L’intervento sulla Nigeria, ieri sera, del vicepresidente della Commissione Europea, Valdis Dombrovskis, dimostra plasticamente l’incapacità di azione delle istituzioni comunitarie. Dombrovskis ha citato di tutto per “dimostrare” che le cause del genocidio dei cristiani nigeriani «non sono radicate nella religione»: attacchi tesi a dividere la società, reti diffuse di criminali, povertà endemica, scarsità di accesso ai servizi pubblici, concorrenza per le risorse, poca istruzione, disoccupazione e così via. Scarsità di accesso ai servizi pubblici? Basta solo un’affermazione così per comprendere subito il livello della discussione.

Perché, appunto, cosa sta succedendo in Nigeria?

La Nigeria è un vero gigante dai piedi di argilla, nonostante sia la prima potenza economica africana. Milioni di persone sono a rischio quotidiano della vita a causa della fame, c’è un problema enorme di corruzione diffusa e ci sono gruppi di terroristi islamici che flagellano l’intero territorio.

Il Paese è infatti diviso in un Settentrione musulmano e un Centro-sud cristiano. Ricca di materie prime, la Nigeria è un boccone più che appetibile per chi è affamato di potere e di ricchezze: e le ricchezze di materie prima si concentrano soprattutto nel Mezzogiorno, quello guarda caso abitato dai cristiani. Del resto, al di là delle divisioni politiche fra i partiti, nel Paese la vera tenzone è religiosa, musulmani da una parte e cristiani dall’altra.

Risaliamo, ora, al biennio 2014-2015. Al tempo era presidente della Nigeria Goodluck Ebele Jonathan. Il suo mandato era agli sgoccioli. Jonathan era il secondo presidente cristiano nella storia della Nigeria e il suo impegno politico è stato quello di cercare di risolvere i problemi endemici del Paese, in primis la corruzione e l’analfabetismo, specialmente nei territori settentrionali.

Così facendo, Jonathan si è guadagnato il favore di una parte enorme dei nigeriani e così i suoi nemici sono scesi in campo, disposti a tutto. Forse non a caso l’ultimo periodo della presidenza Jonathan, agli inizi del 2015, ha coinciso con l’intensificarsi degli attacchi scatenati contro i cristiani dal gruppo terroristico islamista Boko Haram.

Proprio nel 2015 i cristiani uccisi nel mondo sono del resto stati 7.100, di cui 4.028 nella sola Nigeria, come documenta Open Doors. La tattica adoperata è chiara ed efficace: creare terrore per indurre la popolazione a scegliere un nuovo presidente, non più cristiano, bensì di religione musulmana. E puntualmente questo avviene. In carica dal 29 maggio 2015 il presidente Muhammadu Buhari, musulmano, di etnia Fulani, è oggi al secondo mandato. Le prossime elezioni si svolgeranno nel 2023 e, viste le premesse, è prevedibile un periodo durissimo per i cristiani nigeriani, segnato dall’inasprirsi e dall’infittirsi delle violenze.

Ma, ancora una volta, il terrorismo islamista di Boko Haram, delle cellule locali dell’ISIS e oggi dei Fulani è soltanto lo strumento di una volontà politica superiore, un potere che a tutti i costi vuole affermare il proprio imperio ideologico e impadronirsi dei territori del Meridione, ricchi di materie prime e però abitati da quell’ostacolo che sono i cristiani.

A tutt’oggi, infatti, nonostante quel che pensi la Commissione Europea, il problema principale non è più Boko Haram (che peraltro non è un solo un gruppetto di criminali qualsiasi), bensì l’avanzata inarrestabile e sanguinosa appunto dei pastori Fulani.

I Fulani non sono originari della Nigeria. Provengono dal Medioriente e non sono semplici allevatori. Sono estremisti islamici che da tempo cercano di espandere la propria egemonia a scapito di tutti gli altri.

Dopo essersi diffusi in Senegal, Gambia, Mali, Sudan, Camerun, Niger e Congo, sono giunti anche in Nigeria, occupando soprattutto i territori del Nord. E questi mandriani nomadi hanno obiettivi ben precisi: l’islamizzazione e la fulanizzazione di tutta la Nigeria.

E dunque va ripetuto fino alla nausea: il problema nigeriano non è riconducibile alle variazioni climatiche che assottigliano i territori utili al pascolo e tantomeno alla scarsità di accesso ai servizi pubblici. Il problema nigeriano è la guerra totale ai cristiani per impadronirsi delle loro terre, dove peraltro, pur con tutti i problemi di fondo del Paese, va in scena un modo di vita differente. Una soluzione? L’azione diretta: interrompere immediatamente i sostegni economici al governo nigeriano e sospendere subito la cooperazione. Allora sì che si vedrà il governo nigeriano impegnarsi sul serio per la pace. È qui che l’Unione Europea può intervenire il modo fattivo e concreto.

Tags: Libertà religiosaNigeriaUnione Europea
Emmanuele Di Leo

Emmanuele Di Leo

Emmanuele Di Leo, nato a Roma nel 1979, è fondatore e presidente dell’ organizzazione umanitaria, Steadfast attiva nel settore della cooperazione in Nigeria, Togo, Messico, Europa e Italia.  Cooperante in Nigeria dal 2012, è impegnato nella difesa dei diritti umani e nel contrasto dello sfruttamento di esseri umani. Senior Advisor, ha curato per quattordici anni lo Sviluppo Istituzionale dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum in Roma. Dal 2012 è membro del Consiglio di amministrazione dell’International Bioresearch Institute, ente formativo e di ricerca biomedica universitaria in Nigeria. Nel 2014 ha realizzato un gruppo di studio per analizzare lo sfruttamento della donna in Nigeria che, in collaborazione con l’International Bioresearch Institute, ha svolto ricerche sullo sfruttamento sessuale dalla Nigeria verso i Paesi Occidentali.  Dal 2019 è membro del Consiglio di Amministrazione dell’Enugu Metropolitan Polytechnic (Nigeria). Membro fondatore dell’ associazione Family Day, è stato uno dei promotori dei Family Day italiani del 2015 e del 2016.

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