I cristiani afghani non interessano a nessuno

Appello dell'eurodeputato Carlo Fidanza, che denuncia la colpevole disattenzione della comunità internazionale

Image from Pixabay

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Last updated on Settembre 8th, 2021 at 09:23 am

Non solo i collaboratori del precedente governo, ma in Afghanistan il potere dei talebani mette ovviamente a rischio anche le minoranze religiose. Come riferisce Carlo Fidanza, eurodeputato di Fratelli d’Italia, nonché co-presidente dell’Intergruppo parlamentare per la libertà religiosa, la situazione è oltremodo preoccupante. «Già prima della ritirata americana da Kabul, queste minoranze si trovavano a professare e a vivere le loro religioni in un ambiente ostile, e ora rischiano di essere oggetto di gravi violenze da parte dei talebani», afferma.

L’appello

Fidanza traccia un quadro della situazione afghana ricordando che sono circa 10mila i cristiani, «molti dei quali sono “colpevoli” di essersi convertiti dall’Islam», fatto che, secondo la sharia, rappresenta «un crimine punibile con la morte». Molti di loro sono costretti ad emigrare nei Paesi limitrofi, come il Pakistan, e il rischio è di passare dalla padella alla brace visto che lì, ricorda l’eurodeputato, «la legge contro la blasfemia miete tra i cristiani nuove vittime ogni giorno». Fidanza fa dunque appello alla Commissione UE affinché si attivi per la loro tutela, dotando l’Inviato speciale per la promozione e la protezione della libertà di religione o di credo al di fuori dell’UE, Chrīstos Stylianidīs, di un mandato forte. Finora, rileva l’eurodeputato, l’attenzione alla situazione dei cristiani da parte della comunità internazionale è stata del tutto insufficiente.

Il relativismo della Sinistra

«Purtroppo direi che la scarsa attenzione non è solo quella ai cristiani afghani, ma ai cristiani in generale», spiega Fidanza a «iFamNews». «Ci si indigna per poche ore alle notizie di qualche strage di cristiani, per qualche sacerdote ucciso o chiesa bruciata, ma poi non si fa nulla. È come se l’Occidente considerasse queste comunità come altro da sé e non come un pezzo della nostra stessa cultura e civiltà». Fidanza sottolinea che «prevale l’ideologia relativista che vuole espellere la fede dalla dimensione pubblica e porta la politica a essere timida verso regimi che violano quotidianamente la libertà religiosa». La dimostrazione, aggiunge, la offrono ogni giorno le istituzioni europee: «I gruppi della Sinistra, liberal, verdi e, spiace dirlo, spesso anche i popolari, fanno finta di non vedere e non sapere che, quello dei cristiani, è il più grande genocidio attualmente in corso nel mondo».

L’ipocrisia

Fidanza evidenzia un’ipocrisia: «Nella retorica progressista diventano diritti umani inalienabili nuovi diritti come quello di migrare dalla propria nazione verso un’altra, di imporre la “dittatura gender ai nostri figli, di consentire l’utero in affitto e l’aborto libero. Quando si tratta però di tutelare l’identità culturale e religiosa, la famiglia e l’appartenenza nazionale, allora tutto cambia e a nessuno interessa».

Dialogare con i talebani?

Fidanza chiede quindi un intervento immediato, ma esclude la possibilità di dialogare con chi oggi detiene il potere in Afghanistan, ossia con i talebani. «Come ho detto più volte, penso che parlare di “dialogo” mentre continuano esecuzioni sommarie e cacce all’uomo casa per casa sia da irresponsabili», afferma. «La comunità internazionale deve porre condizioni stringenti ai talebani, prima di sedersi a qualsiasi tavolo negoziale per un eventuale riconoscimento del loro governo». L’eurodeputato di Fratelli d’Italia osserva come «la speranza di un governo inclusivo sia già svanita: servono almeno garanzie adeguate sul rispetto delle donne e delle minoranze etniche e religiose, e sulla fine di ogni rappresaglia contro chi non la pensa come loro». «Purtroppo», aggiunge, «la fine precipitosa e drammatica della presenza militare riduce il potere negoziale dell’Occidente ed è questo il tragico errore del presidente statunitense Joe Biden».

Corridoi umanitari

Per Fidanza occorre far capire ai talebani che sui temi del rispetto delle donne e delle minoranze religiose non si negozia. «La soluzione che viene sbandierata oggi è quella dei “corridoi umanitari”», commenta. «Ci tengo a dire che non solo non sono una opzione sostenibile, ma sarebbero un’ennesima sconfitta perché gli afghani, e tra loro i cristiani e le donne, devono poter essere liberi di vivere serenamente nella loro terra d’origine, senza essere costretti ad emigrare». L’esponente dei Conservatori e Riformisti europei si aspetta dal Consiglio europeo, dal G7 e dal G20 «soluzioni nuove e realistiche, che non comprendano un’evacuazione di massa dall’Afghanistan».

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