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Medico licenziato perché chiama i maschi al maschile

Accadeva quattro anni fa nel Regno Unito. David Mackereth non si arrende e spera nel ricorso

Luca Marcolivio di Luca Marcolivio
16/02/2022
in Famiglia, In evidenza
1.5k
Reading Time: 3 mins read
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Pronomi in inglese

Image from Attanatta (Flickr)

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Oltremanica casi come il suo sono ormai così tanti che rischiano di non fare più notizia. Nel 2018, David Mackereth, stimato medico con 26 anni di professione alle spalle, è stato licenziato dal pronto soccorso dove lavorava con un’accusa tanto puntuale quanto assurda: con i pazienti transgender si “ostinava” a usare i pronomi adatti alla loro biologia e non all’identità di genere immaginata.

In questi quattro anni il dottor Mackereth non si è piegato a nessun lavaggio del cervello e non ha mai disperato in un reintegro. La prima sentenza a suo carico, pronunciata nell’ottobre 2019, è stata sfavorevole: il giudice definì le convinzioni del medico non «degne di rispetto in una società democratica» e «incompatibili con la dignità umana».

Mackereth non si però è mai arreso e ha impugnato la decisione davanti all’Employment Appeal Tribunal, che esaminerà il caso tra il 28 e il 29 marzo. A dare supporto giuridico al ricorrente è il Christian Legal Center. Il dottor Mackereth spera infatti di far valere le proprie convinzioni religiose, essendo queste protette dalla legislazione nazionale.

Si può definire donna un uomo di un metro e ottanta con la barba?

«Il mio caso riguarda tutti, non solo me e i cristiani che credono nella Bibbia, ovvero chiunque tema le forzature e le imposizioni dell’ideologia transgender applicata al servizio sanitario nazionale e ad altri servizi pubblici», afferma il medico. «La sentenza di due anni ha detto ai cristiani: “Dovete credere nell’ideologia transgender”. ma questo è totalitarismo. Annulla la fede cristiana come se non esistesse, persino la Bibbia come se non esistesse. Non si può permettere che uan cosa così continui».

Gli avvocati del dottor Mackereth contano su una sentenza del 2021 che potrebbe ribaltare quella pronunciata due anni prima ai danni del proprio assistito. Il riferimento è alla decisione dell’Employment Appeal Tribunal a favore di Maya Forstater, che aveva perso il lavoro a causa delle proprie idee sul transgenderismo.

La colpa di Mackereth è comuqnue questa: quando il suo precedente capo sul posto di lavoro gli chiese: «Se un uomo con la barba, alto un metro e ottanta, ti chiedesse di essere chiamato “signora” e riferito in terza persona con il “lei”, lo faresti?», il medico aveva risposto di no.

«È stata una sentenza inaudita, che, se confermata, scuoterà come un terremoto non solo per il sistema sanitario e i cristiani, ma chiunque sul posto di lavoro voglia ancora credere e a dire che l’uomo è stato creato maschio e femmina», afferma Andrea Williams, amministratore delegato del Christian Legal Center.

Rivendicazione sacrosanta, quella del dottor Mackereth, la cui battaglia per la realtà e la libertà d’opinione è la battaglia per il bene di tutti, persino di chi non condivide le sue idee e il suo orientamento religioso.

Tags: Gran BretagnaLGBT+/Gender
Luca Marcolivio

Luca Marcolivio

Giornalista professionista, Luca Marcolivio è accreditato alla Sala Stampa della Santa Sede dal 2011. Direttore del webmagazine di informazione religiosa Cristiani Today, collabora con La nuova Bussola Quotidiana, Pro Vita & Famiglia e con il blog del Centro Machiavelli. Dal 2011 al 2017 è stato caporedattore dell’edizione italiana di Zenit. Ha pubblicato Contro Garibaldi. Quello che a scuola non vi hanno raccontato e curato La società dell’allegria. Don Bosco raccontato dai salesiani del XXI Secolo

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