Il 22 gennaio 1973, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha tragicamente emesso la sua decisione (7-2) nel caso Roe contro Wade, inventando un cosiddetto diritto costituzionale all’aborto con il pretesto della privacy, che ha invalidato le leggi a protezione della vita in molti stati e ha imposto un quadro trimestrale imperfetto che ha dato la priorità alla convenienza rispetto alla sacralità della vita del nascituro.
Il caso è nato dalla contestazione di Norma McCorvey agli statuti pro-vita del Texas, con l’opinione del giudice Harry Blackmun che non è riuscita a riconoscere adeguatamente i diritti inerenti al feto, pur affermando di bilanciare gli interessi. Per quasi cinque decenni, Roe ha permesso la diffusa distruzione di vite innocenti, anche se è stata gradualmente contestata da decisioni come Planned Parenthood contro Casey nel 1992, che ha consentito alcune restrizioni in base a un test di “onere eccessivo”, ma non ha ancora reso giustizia.
Il 24 giugno 2022, la Corte ha finalmente corretto questo grave errore in Dobbs contro Jackson Women’s Health Organization, una sentenza 5-4 che ha annullato Roe, affermando che la Costituzione non protegge l’aborto e ripristinando il potere degli stati di salvaguardare il nascituro. Questa storica vittoria, scritta dal giudice Samuel Alito, ha portato a immediate protezioni per la vita in numerosi stati e ha innescato importanti discussioni a livello nazionale sui veri diritti umani e sulla dignità.













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