Last updated on Luglio 29th, 2021 at 02:22 am
In Inghilterra gli aborti continuano a crescere, raggiungendo nel 2020 un numero record. Il rapporto annuale presentato nei giorni scorsi dal governo britannico fornisce dati agghiaccianti.
PerchĆ©, nonostante il lockdown, lāanno scorso sono state 209.917 le donne che in Inghilterra e in Galles hanno abortito. Ć la cifra più alta, da quando il Regno Unito ha liberalizzato lāaborto nel 1967. Configura anche il tasso più alto tasso di abortivitĆ , 18,2, calcolato su mille donne in etĆ fertile. Il rapporto non contempla Scozia e Irlanda del Nord, ma i dati scozzesi per il 2020 sono simili a quelli inglesi. Anche lƬ ĆØ stato infatti registrato il più alto tasso di abortivitĆ di sempre.
CāĆØ inoltre da specificare che i dati si riferiscono non al numero dei bambini abortiti, ma di donne che hanno abortito e quindi, poichĆ© alcune di loro portavano in grembo più di un figlio, il numero di feti abortiti ĆØ ancora maggiore.
Dal punto di vista demografico, lā81% delle donne che hanno abortito in Inghilterra e in Galles nel 2020 sono single, una proporzione, questa, rimasta invariata nellāultimo decennio. Il 51% di loro sono single con partner.
Inoltre, se gli aborti continuano a diminuire fra le minorenni, salgono invece per tutte le altre fasce di etĆ , tendenza, questa, che si registra in tutti i Paesi occidentali e che si spiega tenendo conto di due fenomeni: la socializzazione online delle più giovani e la normalizzazione dellāaborto nel resto della popolazione.
Oggigiorno i ragazzi hanno meno contatti dal vivo, socializzano su Internet e, di conseguenza, diminuiscono le gravidanze e gli aborti fra le minorenni. Dāaltra parte la legalizzazione dellāaborto avvenuta in gran parte dellāOccidente negli ultimi cinquanta anni ha portato a una sua normalizzazione, motivo per cui lāinterruzione di gravidanza viene percepita da molti semplicemente come un metodo di controllo delle nascite.
Secondo il rapporto citato, più della metĆ delle donne sopra i 30 anni che hanno abortito nel 2020 lāaveva giĆ fatto in passato. Dieci anni fa erano il 44%. Quindi gli aborti ripetuti sono sempre più comuni.
Il 2020 ĆØ stato peraltro un anno eccezionale e il rapporto del governo britannico per Inghilterra e Galles dĆ unāidea netta dellāimpatto esercitato dal CoViD-19 sullāinterruzione volontaria della gravidanza.
Nei primi tre mesi dellāanno, quindi prima di chiusure e restrizioni, il numero di donne che hanno abortito ĆØ salito del 4,1% rispetto allo stesso periodo dellāanno precedente. Dopo un brusco picco in aprile (+28,7% rispetto al 2019), successivo al primo lockdown, negli altri mesi non vi ĆØ stata differenza sostanziale rispetto allāanno precedente (+0,1%). Nel quarto trimestre (ottobre-dicembre) si ĆØ avvertito dunque un leggero calo dello 0,8%, ma, se si confrontano i due anni, si registra un incremento totale dellā1,2%. Insomma, i numeri crescono e il nuovo coronavirus ne ha rallentato la crescita di poco.
Altra conseguenza della pandemia ĆØ la riduzione degli aborti selettivi che vengono effettuati per ridurre il numero di feti in caso di gravidanze multiple, cosa che, solitamente, avviene dopo un ciclo di fecondazione assistita. Diversi embrioni concepiti artificialmente vengono trasferiti nellāutero della donna e, quando il numero degli embrioni impiantati che sopravvivono ĆØ superiore a quello dei figli desiderati, alcuni di questi vengono selezionati e uccisi. In Inghilterra cāĆØ stato un calo da 126 casi nel 2019 a 65 nel 2020. Una diminuzione significativa, spiegabile con il fatto che, durante la pandemia, molti servizi di fecondazione assistita hanno chiuso o ridotto le attivitĆ .
In Inghilterra abortiscono anche donne provenienti dall’estero e la maggioranza di queste sono irlandesi. Anche se i numeri sono scesi sensibilmente da quando, nel 2019, lāIrlanda ha liberalizzato lāaborto, il rapporto del governo britannico per il 2020 registra 194 donne residenti in Irlanda fra quelle che hanno abortito in Inghilterra e in Galles. Un terzo di queste interruzioni di gravidanza riguarda feti con disabilitĆ non fatale. In Irlanda ĆØ del resto possibile accedere a questo genere di aborto fino alla dodicesima settimana, ma tali condizioni vengono spesso diagnosticate dopo il termine di legge, motivo per cui chi vuole abortire si reca in Inghilterra o in Galles.
Nonostante il numero totale di donne provenienti dallāIrlanda sia dimezzato rispetto al 2019, il numero di bimbi affetti da sindrome di Down abortiti ha continuato a salire. Erano 17 nel 2018, sono stati 27 nel 2019 e sono stati 35 lāanno scorso. Anche tra le donne inglesi sono cresciuti del 6% in un solo anno. Questo dato si spiega in parte con il fatto che sempre più donne si avvalgono dello screening prenatale, in grado di diagnosticare anomalie cromosomiche o genetiche. Ma la crescita nella soppressione di bimbi con sindrome di Down ĆØ anche una conseguenza della liberalizzazione dellāaborto, che viene sempre più usato per motivi eugenici, ossia per scartare chi viene considerato imperfetto.
Lo scienziato britannico Richard Dawkins, parlando alla radio nazionale irlandese qualche mese fa, aveva sostenuto che abortire i bimbi con sindrome di Down diminuirebbe la sofferenza nel mondo e, a chi si era scandalizzato per queste parole, egli aveva correttamente ricordato che si tratta di una pratica che in Occidente è comune. Il citato rapporto annuale del governo britannico fornisce un quadro tristissimo della situazione. Sempre più donne inglesi abortiscono e lo fanno sempre più ripetutamente.
Cresce lāeugenetica e cresce lāaborto selettivo. Questi dati confermano che i tentativi, tipici in Inghilterra, di diminuire gli aborti attraverso la promozione di contraccezione ed educazione sessuale falliscono miseramente. Ci vuole infatti altro. Serve un cambiamento culturale profondo e questi numeri, cosƬ estremi, dovrebbero scuotere le coscienze e far pensare.













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