Eutanasia Italia: la via referendaria. Qualcuno se ne accorge?

La campagna per il referendum a favore dell’eutanasia entra nel vivo. Il silenzio è rotto

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Last updated on Agosto 24th, 2021 at 02:37 pm

È iniziata, come da ruolino previsto di marcia, la campagna di raccolta firme per il quesito referendario che punta alla parziale abrogazione dell’articolo 579 del Codice penale, in specie nel comma che sanziona l’«omicidio del consenziente».

«iFamNews» è stata fra i primi a suonare il campanello d’allarme, nel momento in cui tutto pareva muoversi sottotraccia, con grande discrezione, nel silenzio dei grandi media.

Ormai questo silenzio è stato rotto, è iniziata una campagna invero aggressiva, che mette in campo nomi noti e graditi allo Strapaese, giovani, abbastanza giovani, anziani, cantautori ancora in cerca di notorietà. Una canzonetta, del resto, non si nega a nessuno.

Nella sua parte più istituzionale e “politica”, si tratta invece di un ulteriore e lungo passo verso la legalizzazione dell’eutanasia in Italia, che seguirebbe la Legge 219/17 sulle dichiarazioni anticipate di trattamento, «probabilmente la più liberal d’Europa», e i due successivi pronunciamenti della Corte costituzionale, cioè l’ordinanza del 2018 e la sentenza del 2019 sul caso di Fabiano Antoniani, noto come DJ Fabo (1977-2017). 

Il referendum è promosso da Marco Cappato, con l’appoggio dell’Associazione Luca Coscioni, e del comitato promotore fanno parte pertanto i Radicali Italiani, il Partito Socialista Italiano, Eumans, Volt, +Europa. Le firme saranno raccolte nei mesi di luglio, agosto e settembre e l’obiettivo è quello di portare gli italiani alle urne nella primavera 2022.

Non hanno digerito, evidentemente, che pur dopo i pronunciamenti della Corte costituzionale il parlamento non si sia precipitato a legiferare correndo dietro ai desideri di lorsignori.

Né è bastato che infine pochi giorni fa le commissioni Giustizia e Affari sociali della Camera dei deputati approvassero il testo base per il cosiddetto «diritto» all’eutanasia, che, di nuovo, lorsignori considerano troppo morbido e quasi monco, non spingendosi esso infatti sino alla totale, completa, compiuta liberalizzazione.

Dritti al punto e con (purtroppo) notevole tenacia e pronta organizzazione, i promotori hanno già ben allestito i propri banchetti con bandiere e volantini, nelle vie dello shopping milanese così come nei mercati settimanali di città di provincia ben più tranquille e sonnolente, almeno all’apparenza, dove sinceramente la loro presenza pare in qualche modo inquietare di più.

Anche qualche Comune si muove, a segnalare sui social che nella sede del Municipio è possibile firmare per quattro ipotesi referendarie, una delle quali proprio questa di Radicali e compagnia cantante.

I grandi media, però, sono concentrati, concentratissimi sul ddl Zan, e dedicano i propri spazi principalmente al disegno di legge che sta arrivando infine alle ultime battute nel clamore ormai generale, sottraendo attenzione a tutto il resto, CoViD-19 incluso, Europei di calcio esclusi.

E allora, pur senza essere complottisti, termine ormai trito e ritrito che non significa nulla, si diventa piuttosto sospettosi. Il timore, cioè, è che dopo la campagna estiva, condotta nella quiete della siesta di un Paese distratto a pensare alle ferie e al pedalò, l’autunno ci sorprenda e alla caduta delle prime foglie ci si trovi bell’e confezionato il pacchetto regalo referendario. Sarà allora che un qualche influencer più o meno influente, con le unghie più o meno smaltate, alzerà di tono la propria voce più o meno impostata per convincere gli italiani che sì, morire a costo zero, pagati dal Servizio sanitario nazionale, quando pare e piace, si può. Anzi, si deve.

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