Biden anno I, l’anno più pro life degli USA

Ovviamente malgrado lui. In testa c’è il Texas salvavita, dove ci si ricorda bene di un certo fatto accaduto nel 2014…

Don't Mess with Texas

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Last updated on Ottobre 12th, 2021 at 03:27 am

Nell’anno I dell’Amministrazione filoabortista radicale di Joe Biden e Kamala Harris gli Stati Uniti hanno approvato, a livello regionale (cioè di Stati), più leggi a favore e a protezione della vita che mai, e sono solo 8 mesi: 19 Stati hanno passato un totale di 106 restrizioni legislative dell’aborto e fra i top-five di questa classifica non c’è il Texas della meravigliosa Senate Bill 8 entrata in vigore il 1° settembre , ovvero ci sono Stati che, quantitativamente, hanno fatto persino di più del Texas salvavita.

Ma la legge del Texas resta la più amata da un lato e odiata dall’altro perché in grado potenzialmente di scardinare per intero la sentenza con cui, nel 1973, la Corte Suprema federale chiuse il caso Roe v. Wade dichiarando l’aborto non-illegale. La battaglia del resto è solo all’inizio.

Dopo il livore con cui il presidente Joe Biden ha risposto al «Senate Bill 8» (S.B. 8) varato il 1° settembre, dopo la sospensione di un primo giudice, dopo la violenza con cui il ministro della Giustizia, Merrick Garland, ha cercato di annichilire la legge del Texas e l’intera architettura costituzionale statunitense e il congelamento temporaneo della S.B. 8 deciso dal giudice Robert L. Pitman, è arrivato lo stop definitivo, decretato dallo steso giudice Pitman, il 6 ottobre. Ma è passata poco più di un’ora e lo Stato pro life del Texas ha presentato ricorso in appello. Ora, la battaglia per la vita combattuta dal Texas è solo all’inizio perché senza dubbio tutto finirà davanti alla Corte Suprema federale.

Intanto altri Stati dell’Unione nordamericana stanno imitando virtuosamente il Texas, e l’incendio divampa. Il 1° dicembre, per esempio, la Corte suprema federale inizierà a esaminare il caso del Mississippi che sfida frontalmente la logica della Roe v Wade chiedendo l’abolizione della clausola che vieta l’aborto se il bambino nel ventre materno che nascesse prematuramente ha possibilità mediche di sopravvivenza fuori all’utero.

Oggi, a fronte di questa lotta senza esclusione di colpi, guardando l’enorme risultato materializzato dalle 106 nuove legislazioni pro life statunitensi, considerando il ruolo da pivot in cui sta giocando il Texas e visto che, se la storia si fa sì pure con i «se» e con i «ma» – come suggeriva il medioevista Marco Tangheroni –, allora forse si può pure fare la politica con i miracoli, qualcuno ricorda che nel Texas della legge salvavita di oggi, dopo una battaglia combattuta sulla soglia del parlamento di Austin fra antiabortisti capitanati dal governatore protestante Rick Perry e filoabortisti che non disdegnavano invocare nemmeno Satana, nel laico parlamento di Austin, lo stesso che ha varato la legge salvavita di oggi, il 22 giugno 2014 fece ingresso la processione eucaristica del Corpus Domini per la prima volta in un laico parlamento americano. Che è restato limpidamente laico e antiabortista.

Aggiornamento del 9 ottobre 2021

Il ricorso in appello del Texas contro il blocco della legge salvavita entrata in vigore il 1° settembre è stato accolto. In Texas si torna a salvare vite umane innocenti. Sono straordinariamente felice che il mio articolo pubblicato sul quotidiano Libero di oggi sia già vecchio.

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