Un vecchio, improbabile film smaschera l’attacco globale alla famiglia

Il virus che l’aggredisce è la deriva del matrimonio, oramai relegato a “fatto privato”

Famiglia

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Last updated on Luglio 30th, 2020 at 04:01 am

In Italia ci sono sempre meno matrimoni (e sempre meno in chiesa). Anche i film più ottimisti – pensiamo al recente Figli – dipingono la famiglia dentro una quotidianità fatta di corse a ostacoli, dove anche la decisione «di restare» è personale, individuale, né accompagnata né sostenuta da un contesto sociale troppo occupato a cercare «scappatoie piccolo borghesi».

Recenti drammatici fatti di cronaca, ma soprattutto recenti drammatiche letture di fatti di cronaca – sia che riprendano le Sacre Scritture, sia che riflettano sulla condizione dei padri single – suscitano uno sgomento incommensurabile.

Eppure, anche le scelte della politica sollevano profondi interrogativi sulla famiglia, sul suo significato, sulla sua collocazione sociale e sulla sua valenza antropologica: basti pensare alle politiche fiscali, all’incapacità di sostenere le scuole paritarie, a causa forse di una ideologia impermeabile alla ragionevolezza, così come l’assurda estensione del bonus baby sitter ai nonni non conviventi, quasi che lo Stato elargisca una mancetta a chi sta “togliendo le castagne dal fuoco” in un momento di totale disorganizzazione del sistema scolastico nazionale, misconoscendo totalmente la valenza dei legami familiari.

La famiglia è insomma globalmente sotto attacco e l’inquietudine ha una radice profonda, scava più a fondo anche di un dramma così orrendo come la morte di due bambini per mano del proprio padre, va oltre tutte le incapacità e incomprensioni della politica. Qual è allora il vero virus che tiene sotto scacco la famiglia oggi?

Siamo qui per festeggiare, non certo per garantire

È motivo di grande stupore (anche per chi scrive), ma viene in aiuto un film del 2002, protagonisti Fabio Volo e Stefania Rocca: Casomai. Una coppia di fidanzati decide di sposarsi in chiesa, ovviamente “solo per i parenti”, e il sacerdote, moderno e un po’ “alternativo”, durante la particolarissima celebrazione si trova a domandare all’assemblea se fosse disposta a condividere con gli sposi l’impegno del matrimonio. Perché «quando due persone amano, amano il mondo. E il mondo deve ricambiare. O no?».

La reazione di amici e congiunti è incredibilmente interessante, perché, in poche lapidarie parole, riporta il pensiero della società odierna nei confronti della famiglia fu cellula della società: «Mi scusi padre, io non sono d’accordo. Voglio dire, a me se due si vogliono separare, mi dispiace anche eh… ma io faccio l’avvocato, è il mio lavoro», dice l’utilitarista cinico. «Scusi, ma io ho lo stesso problema di questo signore, io ho da tutelare l’interesse di un cliente, non di una coppia», aggiunge un altro giusto per rafforzare il concetto. Interviene la mamma dello sposo: «Ma padre, ma cosa possiamo fare noi?  Non ci ubbidiva neanche da bambino, figuriamoci oggi!». Le fa eco il marito «Cusa l’è che possiamo fare noi?». Gli amici scavano un po’ più a fondo: «Io non sono in grado di garantire nemmeno la mia, di felicità, come posso farmi carico di quella degli altri?», a cui il sacerdote risponde, con la battuta più incredibile di tutta la pellicola, «lo dica a me». Interviene l’amica della sposa: «Questa è una responsabilità che non posso prendermi, sta a loro. Effettivamente il matrimonio è un fatto privato». Altre voci: «Riguarda solo loro», «Scusatemi, c’è il brindisi, c’è il pranzo, noi siamo qui per festeggiare», «Sì, non certo per garantire, padre», «Non è una nostra scelta».

Viva gli sposi

Ed ecco, quasi vent’anni fa, cosa ci si è immaginato che il sacerdote rispondesse, di fronte a questo passo indietro della società tutta, di fronte alla famiglia nascente: «avete ragione, l’avete detto, è proprio così. Il matrimonio è un fatto privato. […] E allora devo chiedervi un grande favore, uscite. […]  L’unica memoria sia la loro, è il loro matrimonio, e loro deve essere. Oh, chiaramente poi ci si ritrova eh, si canta, si balla, si festeggia… ma ora lasciamoli soli».

Ecco, dunque il virus – quello vero – che erode la società dalle fondamenta, andando a colpire la pietra angolare che permette l’esistenza stessa della famiglia: il matrimonio è un fatto privato, una “scelta personale” dei due che si sposano. Quindi: «lasciamoli soli».

Di questa solitudine non è difficile considerare i frutti, a partire dai desolanti dati sulla natalità e sulla crisi del matrimonio . Per questo è necessario un nuovo inizio per la famiglia e per la vita, e per questo abbiamo lanciato “iFamNews” in una battaglia contro la solitudine, perché la speranza è sempre più grande anche dell’incubo peggiore. Ed ecco, il nuovo inizio passa ancora da un brindisi, da quel «viva gli sposi» (ultima battuta di Casomai) che fa rientrare dalla finestra quella condivisione che aveva cacciato dalla porta. Perché laddove si senta il bisogno di festeggiare, in qualche modo, ci si sta assumendo una responsabilità: la responsabilità del giudizio che sia “cosa buona” che un uomo e una donna si amino, di un amore che ha a che fare con tutto il mondo.

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