Polonia: famiglia e gender al centro della sfida elettorale

Domani il voto presidenziale. Il presidente Duda firma la “Carta della famiglia”, suscitando le ire della Sinistra, della Destra laicista e degli LGBT+

Rafał Trzaskowski e Andrzej Duda

Rafał Trzaskowski e Andrzej Duda - Images from Wikipedia

Last updated on Luglio 30th, 2020 at 04:03 am

Il giorno fatidico è arrivato. Dopo un rinvio dovuto, anche ma non solo, alla pandemia di CoViD-19, si tiene domani, domenica 28 giugno, il primo turno delle elezioni presidenziali in Polonia. Il presidente uscente Andrzej Duda, del partito Diritto e Giustizia (Prawo i Sprawiedliwość, PiS), se la vedrà con Rafał Kazimierz Trzaskowski, il principale sfidante, attuale sindaco di Varsavia e membro della Coalizione Civica (Koalicja Obywatelska, KO).

La Carta della Famiglia

Ora, la posta in gioco è alta, con la famiglia e con la difesa dei valori tradizionali diventati elementi centrali della sfida politica, dopo che Duda ha sottoscritto la Carta della Famiglia. L’attuale presidente si impegna, pertanto, a rafforzare le già robuste politiche familiari polacche, ma non solo: il documento prevede, infatti, anche di arginare la propaganda gender nei confronti dei più piccoli. In un comizio recente, Duda ha affermato che «la famiglia ha un valore speciale, che richiede un sostegno speciale dello Stato». Del resto, ha continuato il presidente polacco, «la famiglia protegge e costruisce la società».

I sostegni per le famiglie

Questo sostegno alla famiglia si declina in politiche efficaci in favore dei genitori, dei figli e dei nonni. Duda ha promesso che è sua intenzione mantenere i programmi 500Plus, 300Plus e MamaPlus: sussidi, cioè, finalizzati a incoraggiare la nascita di figli. Il presidente vorrebbe inoltre integrarli con il buono vacanza di 500 zloty (circa 112 euro), con un programma di sostegno di uguale entità destinato ai genitori di figli disabili e con un ulteriore impulso al congedo di maternità. Previsti, inoltre, aiuti agli over 75.

L’aspetto antropologico

Ma il sostegno alla famiglia si declina anche in chiave antropologica. Nel corso dello stesso comizio, Duda non ha fatto altro che ribadire quanto già definisce la Costituzione polacca, ossia che l’istituto familiare è composto dall’unione tra un uomo e una donna. Una dichiarazione chiara, fedele al dettato costituzionale, che chiude le porte all’approvazione del “matrimonio” omosessuale. Dichiarazione che però ha provocato un disappunto diffuso, a sinistra ma anche a destra. L’attuale leader del Partito Popolare Europeo, il polacco Donald Tusk, ha infatti dichiarato che «il presidente della Polonia dovrebbe proteggere la reputazione» del Paese, mentre invece starebbe (Tusk dice «sta») «facendo di tutto per rovinarla» con la «sua campagna che ha portato vergogna sulla Polonia da tutto il mondo».

Immancabili le critiche della galassia LGBT+: siccome Duda è stato il primo capo di Stato straniero a visitare la Casa Bianca dall’inizio della pandemia, alcuni gruppi arcobaleno, come rivela Time, hanno criticato il presidente Donald J. Trump per aver accolto un politico che fa «retorica omofobica e antisemita».

Il no al gender

La difesa dell’istituto familiare naturale non può peraltro passare che da un netto rifiuto dell’ideologia gender. Nel testo della Carta della famiglia si legge che «i genitori sono i principali responsabili dell’educazione sessuale dei loro figli». Si vieta poi a qualsiasi istituzione d’«interferire nel modo in cui i genitori crescono i figli». E resta bandita l’educazione sessuale nelle istituzioni pubbliche e a scuola, con buona pace di quanti vorrebbero portare in cattedra improvvisati insegnanti transgender. Duda non ha nemmeno esitato a definire l’ideologia LGBT+ «ancora più distruttiva del comunismo». Per il presidente si tratta di un’influenza straniera, «che indebolisce i valori tradizionali nella fedele nazione cattolica».

Lo sfidante pro-LGBT+

Ovviamente queste sono parole intollerabili per i fautori del laicismo e per le organizzazioni LGBT+, che confidano così nello sfidante Trzaskowski. Quest’ultimo, da sindaco di Varsavia, ha firmato, oltre un anno fa, una Carta LGBT. L’impegno radicale dell’esponente di Sinistra non sembra tuttavia trovare il consenso della maggioranza dei polacchi: secondo un sondaggio di dicembre, il 64,6% si è dichiarato contrario alle “nozze” omosessuali e il 73,1% all’adozione di bambini per coppie dello stesso sesso. Domani sapremo quanto l’opinione pubblica su questi temi avrà inciso sul voto.

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