«CASO CAPPATO», SINDACO SALA SI FERMI!

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Il sindaco premierà l’apostolo dell’eutanasia con il riconoscimento riservato agli eroi civici perché questa è la nostra civiltà del niente

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«CASO CAPPATO», SINDACO SALA SI FERMI!

Spett. Sig. Sindaco, Giuseppe Sala, da milanesi, da cittadini, da italiani, siamo sconcertati e offesi, umiliati e allarmati dalla decisione del Comune di Milano, di cui lei è il vertice, di insignire, il 7 dicembre 2022, festa patronale di Milano dedicata a sant’Ambrogio, il Sig. Marco Cappato con l’«Ambrogino d’oro». L’«Ambrogino d'oro», come lei sa probabilmente meglio di qualunque altro milanese e italiano, è un attestato di benemerenza civica che il Comune di Milano conferisce ogni anno a persone notevoli e meritevoli, che si siano, a vario titolo e in modi diversi, distinte per senso civico, servizio al prossimo e abnegazione. I cittadini insigniti dell’«Ambrogino d'oro», in vita o alla memoria, sono ipso facto modelli che vengono additati alla cittadinanza milanese, e in vero a tutti gli italiani, come modelli di valore certo, di senso pieno del dovere e di incontestabili virtù pubbliche. L’«Ambrogino d'oro» deve il proprio nome a sant’Ambrogio, il patrono della città, un santo cristiano e un uomo di alto senso civico, che, proprio per questo, fu scelto, a suo tempo, secoli fa, dai milanesi affinché li guidasse in momenti tempestosi. Il 7 dicembre 2022 l’«Ambrogino d'oro» verrà consegnato a diverse persone meritevoli. Fra questi cittadini figura però anche Marco Cappato, che invece l’«Ambrogino d'oro» proprio non lo merita. Marco Cappato è il promotore della campagna «Eutanasia legale». Sostiene che l’eutanasia sia un diritto, che la morte procurata possa essere la soluzione alla sofferenza causata della malattia. La sua filosofia afferma cioè che, invece della cura delle persone, è meglio la morte. Cappato ha ottenuto popolarità politica e mediatica soprattutto per avere accompagnato alla morte, in Svizzera, Fabiano Antoniani (1977-2017), noto come «DJ Fabo», tetraplegico a causa di un incidente. Da allora, non ha smesso di fare propaganda per quella ipocrisia sofistica che viene chiamata «suicidio assistito». Sig. Sindaco, non è affatto il caso che Marco Cappato, un uomo che si vanta che la morte sia meglio della vita, e che per questo ha aiutato una persona a morire, venga insignito di una onorificenza attraverso cui vengono premiate le virtù civiche dei milanesi. Quale esempio è Cappato per i milanesi e per gli italiani? Forse che il Comune di Milano e Lei, Sig. Sindaco, condividiate l’idea che uccidere sia meglio che curare, che la morte sia meglio della vita? Forse che il Comune di Milano e Lei, Sig. Sindaco, vogliate ritenere l’eutanasia una virtù pubblica e il sostenerla, anzi l’implementarla, un modello di cittadinanza esemplare da seguire? È questo che il Comune di Milano e Lei, Sig. Sindaco, volete consigliare ai milanesi e agli italiani? È questa, Sig. Sindaco, la sua indicazione morale, culturale, politica? È questo che Lei, Sig. Sindaco, vuole insegnare ai giovani milanesi e italiani? Per questo noi milanesi, noi cittadini, noi italiani, sconcertati e offesi, umiliati e allarmati, le domandiamo di farsi immediatamente latore dell’istanza di ritiro dell’onorificenza offerta a Marco Cappato, perché la morte non è mai una soluzione. E Lei, Sig. Sindaco, non può certo premiare davanti ai suoi concittadini, ai cittadini di cui Lei è il primo fra pari, chi della morte fa una bandiera come Marco Cappato.

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