Papa Francesco: «No a qualsiasi forma di eutanasia»

Il messaggio del Pontefice per la XXVIII Giornata Mondiale del Malato: «Quando non si può guarire si può sempre curare»

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Last updated on Ottobre 13th, 2022 at 02:28 am

«Cari operatori sanitari, ogni intervento diagnostico, preventivo, terapeutico, di ricerca, cura e riabilitazione è rivolto alla persona malata, dove il sostantivo persona, viene sempre prima dell’aggettivo malata». È un invito accorato quello che Papa Francesco rivolge agli operatori sanitari in occasione della 28a Giornata Mondiale del Malato, che la Chiesa cattolica celebra oggi, 11 febbraio, memoria liturgica della Madonna di Lourdes. Nel suo messaggio, il Pontefice si rivolge direttamente ai medici, agli infermieri e a tutto il personale che lavora nelle strutture sanitarie: «Il vostro agire sia costantemente proteso alla dignità e alla vita della persona, senza alcun cedimento ad atti di natura eutanasica, di suicidio assistito o soppressione della vita, nemmeno quando lo stato della malattia è irreversibile».

No all’eutanasia, dunque, ma soprattutto sì alla vita, con l’invito per gli operatori sanitari ad aprirsi alla «dimensione trascendente della loro professione», a prendersi cura della persona malata, a stare accanto alla famiglia, che soffre con lei. La vita umana, ricorda il Papa, è «sacra e inviolabile», e, se è vero che non si può sempre guarire, è vero che si può «sempre curare».

Un messaggio forte, che risuona mentre arriva nelle librerie San Giovanni Paolo Magno, il libro nato dalle conversazioni fra il Santo Padre e don Luigi Maria Epicoco, preside dell’Istituto Superiore Scienze Religiose Fides et Ratio ISSR de L’Aquila, un libro che sta già suscitando vivaci reazioni.

La Giornata Mondiale del Malato è stata istituita il 13 maggio 1992 proprio da Papa san Giovanni Paolo II (1920-2005), che in una lettera al cardinale Fiorenzo Angelini, allora presidente del Pontificio consiglio della pastorale per gli operatori sanitari, spiegava: «La celebrazione annuale della Giornata Mondiale del Malato ha lo scopo manifesto di sensibilizzare il Popolo di Dio e, di conseguenza, le molteplici istituzioni sanitarie cattoliche e la stessa società civile, alla necessità di assicurare la migliore assistenza agli infermi; di aiutare chi è ammalato a valorizzare, sul piano umano e soprattutto su quello soprannaturale, la sofferenza; a coinvolgere in maniera particolare le diocesi, le comunità cristiane, le Famiglie religiose nella pastorale sanitaria; a favorire l’impegno sempre più prezioso del volontariato; a richiamare l’importanza della formazione spirituale e morale degli operatori sanitari e, infine, a far meglio comprendere l’importanza dell’assistenza religiosa agli infermi da parte dei sacerdoti diocesani e regolari, nonché di quanti vivono e operano accanto a chi soffre». Ed è proprio il prendersi cura, qualcosa di più del semplice curare, il cuore del messaggio di Papa Francesco per la Giornata Mondiale del Malato 2020, giornata che ha per titolo l’invito di Gesù presente nel Vangelo secondo san Matteo «Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro» (Mt 11, 28).

Sono molteplici e diverse tra loro le forme gravi di sofferenza, ricorda il Papa: «In queste circostanze si avverte a volte una carenza di umanità e risulta perciò necessario personalizzare l’approccio al malato, aggiungendo al curare il prendersi cura, per una guarigione umana integrale. Nella malattia la persona sente compromessa non solo la propria integrità fisica, ma anche le dimensioni relazionale, intellettiva, affettiva, spirituale; e attende perciò, oltre alle terapie, sostegno, sollecitudine, attenzione… insomma, amore. Inoltre, accanto al malato c’è una famiglia che soffre e chiede anch’essa conforto e vicinanza». Il servizio degli operatori sanitari è descritto da Papa Francesco come «opera di ristoro verso i fratelli infermi», opera particolarmente impegnativa, perché fa esperienza quotidiana del limite. Proprio in questi momenti aggiunge il Pontefice, quando «anche la scienza medica fallisce», come operatori sanitari: «siete chiamati ad aprirvi alla dimensione trascendente, che può offrirvi il senso pieno della vostra professione». La vita umana «è sacra e appartiene a Dio, pertanto è inviolabile e indisponibile», dunque «va accolta, tutelata, rispettata e servita dal suo nascere al suo morire: lo richiedono contemporaneamente sia la ragione sia la fede in Dio autore della vita». L’obiezione di coscienza è così «scelta necessaria per rimanere coerenti a questo “sì” alla vita e alla persona». Non c’è cura senza difesa della vita, conclude Papa Francesco: «la vostra professionalità, animata dalla carità cristiana, sarà il migliore servizio al vero diritto umano, quello alla vita. Quando non potrete guarire, potrete sempre curare con gesti e procedure che diano ristoro e sollievo al malato».

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