Microchip sottopelle: nuova frontiera del transumano?

Fa discutere il caso di un 37enne che si è fatto installare 32 dispositivi nel corpo

Image from Flickr

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Correva l’anno 1998 quando, per la prima volta, un microchip è stato impiantato nel corpo di un uomo. In oltre vent’anni la tecnologia ha però compiuto passi da gigante, finendo spesso per scardinare le barriere etiche. Mentre alcuni settori scientifici perseguono la perfezione transumanistica come traguardo ultimo dell’umanità, non può che far sorgere qualche punto di domanda il caso di Patrick Paumen.

Pagare con la mano

Esperto informatico di 37 anni, residente nei Paesi Bassi, ha ben 32 microchip sottopelle che gli consentono di aprire porte, attivare dispositivi di vario genere, pagare. Quando è alla cassa di un supermercato, Paumen non ha bisogno di tirare fuori dalla tasca una carta di credito o dei contanti, gli basta avvicinare la mano sinistra al lettore di carte contactless e il pagamento va a buon fine.

Un “chicco di riso” sottopelle

L’anglo-polacca Walletmor è diventata, lo scorso anno, la prima azienda a commercializzare questa tipologia di microchip. «L’impianto può essere utilizzato per pagare un drink sulla spiaggia di Rio, un caffè a New York, un taglio di capelli a Parigi o al negozio di alimentari locale», afferma alla Bbc il fondatore e amministratore delegato, Wojtek Paprota. «Può essere utilizzato ovunque siano accettati pagamenti contactless». Il chip di Walletmor, che pesa meno di un grammo ed è poco più grande di un chicco di riso, è composto da un minuscolo componente elettronico e un’antenna racchiusa nel biopolimero, un materiale di origine naturale, simile alla plastica.

500 transumanisti in giro

L’azienda anglo-polacca afferma di avere venduto già oltre 500 dispositivi. Ciò significa che in giro per il pianeta ci sono minimo 500 persone, le quali, un po’ come gli androidi delle letteratura e del cinema che hanno stimolato la nostra fantasia, possono compiere una serie di azioni attraverso il solo movimento di una mano. Del resto un sondaggio del 2021 su oltre 4mila persone nel Regno Unito e nell’Unione Europea ha rilevato che il 51% prenderebbe in considerazione di farsi impiantare un microchip sottocutaneo.

Le critiche

Tuttavia, come sottolinea l’esperta di tecnologia finanziaria, Theodora Lau, coautrice del libro Beyond Good: How Technology Is Leading A Business Driven Revolution, le presunte comodità di un microchip sottocutaneo vanno soppesate con i rischi. «Dove tracciamo il confine quando si tratta di privacy e sicurezza?», si chiede. Le fa eco, sempre parlando alla Bbc, Nada Kakabadse, docente di Politica, Governance ed Etica presso la Henley Business School della Reading University. «C’è un lato oscuro nella tecnologia che ha un potenziale di abuso», dice. «A coloro che non amano la libertà individuale, apre nuove prospettive seducenti di controllo, manipolazione e oppressione», rincara. «E chi possiede i dati? Chi ha accesso ai dati? Ed è etico introdurre microchip nelle persone come facciamo con gli animali domestici?». Il risultato, avverte, potrebbe essere «l’impotenza di molti a beneficio di pochi».

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