Meglio il tabacco riscaldato delle famiglie

Ai produttori di sigarette elettroniche sconto del 70% sulla tassazione, alle famiglie invece solo parole. Intervista a Paola Binetti

Una sigaretta elettronica

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Last updated on Luglio 30th, 2020 at 04:01 am

«Il Governo considera la famiglia un’antagonista e non il proprio principale datore di lavoro. Mentre vengono confermati gli sgravi fiscali per le aziende che producono tabacco riscaldato, per le famiglie si parla di bonus sporadici, e in arrivo solo dopo una forte mobilitazione. Servono interventi strutturali, come il “Fattore famiglia”, per rilanciare davvero il Paese». Paola Binetti, senatrice di Forza Italia, giudica così l’azione del governo italiano verso le famiglie.

Si tratta, secondo la senatrice, di un’azione che ignora sistematicamente la famiglia «vera rete sociale di salvataggio in tempi di crisi», ma che trova tempo e disponibilità economica per altri fronti, evidentemente considerati più urgenti. Come per esempio quello del tabacco riscaldato: «Sul tavolo del ministro della Sanità ci sono studi elaborati dall’Istituto Superiore di Sanità che confermano che il tabacco riscaldato fa male» spiega la Binetti. «L’unica componente di danno non è data dal fatto che il tabacco bruci o sia semplicemente riscaldato, ma è legata a una serie di componenti presenti nella miscela che la persona fuma. Le aziende che producono tabacco riscaldato sono le stesse che producono tabacco normale, e sono aziende che hanno perduto molto dai tempi dalla legge Sirchia, quella che ha vietato il fumo nei luoghi pubblici e nella maggior parte di quelli privati. Ecco dunque che si sono inventati questa sorta di sottoprodotto per rilanciare i profitti. Parlo di Philip Morris e di British American Tobacco, per fare solo due esempi, che fanno azioni di lobby sul governo».

Il funzionamento delle sigarette elettroniche, che sfruttano il riscaldamento del tabacco al posto della combustione, come avviene invece nelle sigarette tradizionali a fiamma, è ben spiegato da Airc: «La sigaretta, inserita in un apposito bruciatore elettrico, viene scaldata ad alta temperatura (circa 350 °C rispetto ai 900 °C della sigaretta classica) ma non brucia direttamente. Si tratta di prodotti sviluppati dalle industrie del tabacco e note con diversi nomi commerciali (uno di questi, IQOS, è diventato, almeno in Italia, sinonimo di questo tipo di prodotto). Il vapore generato dal riscaldamento della sigaretta contiene nicotina a concentrazioni elevate e altre sostanze chimiche presenti nelle sigarette classiche, ma a concentrazioni inferiori, anche se queste informazioni provengono soprattutto da studi effettuati dalle industrie del tabacco stesse per ottenere la registrazione del prodotto da parte delle autorità».

Insomma, non ci sono soldi per le scuole paritarie, non ci sono soldi per le famiglie, non ci sono soldi per le migliaia di giovani precari, molti dei quali si sono visti chiudere contratti e opportunità durante il lockdown, eppure i soldi per venire incontro alle aziende produttrici di sigarette elettroniche sono stati trovati.

Com’è possibile?…

«Philip Morris ha aperto un’azienda che dà lavoro a circa 500 persone in Emilia-Romagna. Queste aziende, tra infinite virgolette, offrono una funzione sociale nel creare lavoro, e sappiamo quanto questo sia un’emergenza oggi. Il problema è che allo stesso tempo inquinano i polmoni delle persone, rendendole molto più fragili. Una fragilità ancora più pericolosa in tempo di pandemia. Dunque, su questo tema, il governo mente sapendo di mentire. Attualmente l’imposta sulle sigarette elettroniche giova di una forte riduzione, con uno sconto per le aziende del 70%, con la giustificazione che il tabacco riscaldato non fa male. Ma così non è, e gli studi fatti lo dimostrano».

Tutto più potente anche delle preoccupazioni per la salute?

«Purtroppo assistiamo a un’azione assoluta di lobby sul governo. Si tratta di aziende che promettono posti di lavoro a un presidente di Regione e così ottengono sgravi fiscali. Ma il Ministero della Salute dovrebbe intervenire. È stata proposta anche una revisione della legge Sirchia, visto che, quando essa venne promulgata, non esistevano ancora né il tabacco riscaldato né le sigarette elettroniche. Queste aziende hanno bilanci che superano di gran lunga le leggi finanziarie dell’Italia, quindi hanno tutti gli strumenti per fare lobby. Si tratta peraltro di giustizia fiscale, senza alcun moralismo».

Quando si parla di famiglia il discorso si fa però ancora più complicato: perché le famiglie non fanno lobby?

«Forse il governo sta iniziando a muoversi, finalmente. Si parla per esempio dell’assegno universale fino a 21 anni, più alcuni vantaggi per le famiglie numerose e per le famiglie con persone con disabilità. La pressione che si sta sollecitando è talmente forte che non si può ignorare. Per le famiglie servono interventi destinati a rimanere a bilancio, non interventi legati all’emergenza come l’ormai famoso bonus bebè, bonus che cambia ogni volta che cambia un governo. E come può una famiglia fare affidamento su bonus precari e ambigui? Manca, nel governo, una vera cultura della famiglia. Non si è ancora capito che la vera struttura sociale italiana è la famiglia».

Cosa si dovrebbe e potrebbe fare subito?

«Da tempo noi di Forza Italia proponiamo il cosiddetto “Fattore famiglia”: banale, se si vuole, ma concreto. Non si può tassare il singolo non tenendo conto della sua struttura famigliare. Se una persona lavora, non ha figli viene tassato in un certo modo; ma se invece una persona lavora, ha cinque figli e, a parità di stipendio, viene tassata esattamente come chi non ha figli, il carico sulla famiglia è molto diverso. Il governo si ricorda delle famiglie numerose solo quando si deve pagare l’Imu: solo in quel momento ricorda quante persone vivono sotto il medesimo tetto. Sennò la famiglia è un nemico: basti pensare alle scuole paritarie, anch’esse dimenticate».

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