L’ambasciatore Edoardo d’Asburgo: «La più family-friendly? L’Ungheria»

Sgravi fiscali, prestiti a fondo perduto, agevolazioni persino per i nonni

Виктор Орбан со своей семьей в марте 2014 г. Источник: Журнал Story Magazine, страница Виктора Орбана в Facebook

Last updated on Giugno 30th, 2020 at 06:34 am

Dittatore, populista, reazionario. Media e politica diffamano così il primo ministro ungherese Viktor Orbán, ma sui successi straordinari della sua politica a tutela della famiglia, sull’intera sua politica orientata a favore della famiglia e sulla risposta intelligente al declino demografico che il suo governo ha messo in campo regna il silenzio. Ai giovani con figli o desiderosi di farsi una famiglia l’Amministrazione Orbán dà tutto il supporto possibile e lo sta facendo con successo: dei governi occidentali, quello ungherese è infatti il primo per destinazione di risorse alle famiglie, quasi il 5% del PIL.

Edoardo d’Asburgo-Lorena è l’ambasciatore ungherese presso Santa Sede e Sovrano Ordine di Malta dal 2015. Vive a Roma con la moglie e con i loro sei figli. “IFamNews” ha focalizzando con lui la situazione dell’Ungheria e il successo della sua politica familiare.

Edoardo d’Asburgo-Lorena, ambasciatore ungherese presso la Santa Sede

L’Ungheria è stata sull’orlo del collasso. Si può dire che sia stata la politica sulla famiglia voluta da Orbán a imprimere al Paese una svolta positiva?

La crisi demografica è un problema non solo ungherese. Papa Francesco ha avuto occasione di mettere tutti gli ambasciatori accreditati in Vaticano icasticamente davanti al problema vero: gli europei non fanno più figli. Ora, in questo campo l’Ungheria sta agendo da anni, perché un Paese privo di famiglie forti semplicemente non funziona. E i risultati sono assolutamente concreti. Tra il 2010 e il 2018 il tasso dell’aborto è diminuito del 33,5%, i matrimoni sono aumentati del 43% e anche i divorzi sono diminuiti in modo significativo: del 22,5% tra il 2010 e il 2017. Questo addirittura prima della nuova politica del governo a favore della famiglia varata due anni fa. Nel 2019 i matrimoni sono infatti stati l’84% in più rispetto al 2010 e nel 2020 il tasso di fertilità, ovvero il numero medio di figli per ogni donna, è salito del 20% rispetto al 2010. Sì, le cose si possono cambiare.

Benché l’Ungheria venga irrisa, cosa possono imparare dal suo esempio gli altri Paesi dell’Europa e del mondo?

Com’era peraltro prevedibile, il mondo ha avuto reazioni contrastanti. A un ministro svedese l’Ungheria odierna ricorda il Terzo Reich, probabilmente per l’errata convinzione che Budapest stia volgendo le spalle ai progressi della modernità, relegando le donne a cucina e figli. Ma è una sciocchezza. In Ungheria le donne possono scegliere se realizzarsi a casa o sul posto di lavoro. In entrambi i casi, le famiglie vengono aiutate, comprese quelle numerose. Altrove questo semplicemente non accade.

Eppure altri Paesi mostrano grande interesse per le nostre politiche, prendendole in seria considerazione. Il ministro ungherese per la famiglia, Katalin Novák, viaggia in lungo e in largo parlando di politica familiare. La demografia preoccupa infatti tutti.

Quale degli elementi di cui si compone la politica familiare ungherese ha sinora dimostrato di avere maggior successo?

Se uno Stato desidera incoraggiare le coppie a formare grandi famiglie, anzitutto deve mettere mano alla questione economica. Molto importante è combinare agevolazioni fiscali e sostegno finanziario diretto. Alcuni esempi: dal terzo figlio in poi non si paga praticamente alcuna imposta sul reddito, ovvero se una donna ha quattro figli non pagherà mai più tasse. Alcuni dei prestiti erogati alle giovani coppie sposate non debbono essere rimborsati dal terzo figlio in poi. Vi sono poi anche prestiti per l’edilizia e sostegni finanziari per l’acquisto di mezzi di trasporto per uso familiare più capienti. E i nonni che assistono l’infanzia vengono aiutati.

Ma molto importante è pure che la famiglia numerosa divenga un concetto socialmente accettato. Nella Costituzione ungherese si pone enfasi speciale sull’istituto familiare e quando i personaggi pubblici mostrano di essere essi stessi persone orientate alla tutela della famiglia tutto diviene più semplice. Orbán è chiaramente e visibilmente un uomo orientato alla famiglia, il ministro ungherese per la Famiglia e molti altri leader nazionali mostrano di essere persone legate alla famiglia. Questo dà l’esempio e incoraggia la gente.

Il Vaticano ha reagito positivamente a queste politiche ungheresi?

C’è dialogo continuo con i responsabili del settore famiglia del Vaticano per scambiarsi informazioni. L’anno scorso il ministro ungherese della famiglia e io abbiamo fatto visita sia al cardinale Kevin J. Farrell, prefetto del Dicastero per laici, famiglia e vita, sia a mons. Vincenzo Paglia, Gran Cancelliere del Pontificio istituto Giovanni Paolo II per gli studi su matrimonio e famiglia, nonché presidente della Pontificia accademia per la vita. Penso che il Vaticano sappia esattamente il modo in cui l’Ungheria si sta impegnando a favore della famiglia.

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