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«La scuola non può essere digitalizzata»

L’educatrice Mirella Lorenzini riflette sulla quarantena degli studenti e parla di asilo obbligatorio: «Sono contraria»

Federico Cenci di Federico Cenci
30/03/2020
in Famiglia
408
Reading Time: 3 mins read
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Scuola San Domenico di Bologna

Scuola San Domenico di Bologna

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Last updated on aprile 3rd, 2020 at 06:18 am

L’importante ruolo educativo e istruttivo della scuola non può prescindere dalla relazione interpersonale tra studenti e insegnanti. Dunque gli strumenti tecnologici possono sì rappresentare un supporto, ma non un’alternativa alle lezioni in aula. E ancora, la famiglia svolge una funzione imprescindibile, per cui ogni tentativo di rendere obbligatoria la scuola materna è da respingere. Il pensiero della prof.ssa Mirella Lorenzini, direttrice dell’Istituto Scolastico Parificato San Domenico di Bologna, condensa temi di stretta attualità come le lezioni digitali in tempi di quarantena e la proposta dell’asilo obbligatorio.

«Il digitale è un supporto, non un’alternativa»

La chiusura delle scuole ha dato la stura all’avvento del digitale nell’ambito scolastico. In tanti si sperticano per tesserne le lodi. La prof.ssa Lorenzini è tuttavia cauta. «La relazione di persona è assolutamente insostituibile e non può essere surrogata dagli strumenti tecnologici», spiega a “iFamNews”. «L’oggetto primo dell’attenzione nella relazione educativa è la verità, l’insegnante è lo strumento per raggiungerla. Ma soprattutto, finché lo studente è un bambino, ha una parte preponderante l’aspetto dell’affettività, che non può prescindere dalla relazione diretta fra le persone». Ne colse l’importanza già Aristotele (384/383-322 a.C.), il primo a classificare i sensi come cinque e a dare particolare rilievo al tatto e quindi al contatto fisico. «Se la scuola fosse solo istruzione», prosegue la docente «potrebbe anche trasferirsi all’ambito digitale, ma la scuola mentre istruisce educa. E l’educazione non può essere delegata agli strumenti tecnologici». Per la Lorenzini, «ben vengano questi strumenti di collegamento, soprattutto in situazioni di emergenza come l’attuale», ma, ribadisce, «è impensabile un loro utilizzo sostitutivo alla presenza in aula».

Il valore educativo della famiglia

Se è così importante l’aspetto educativo svolto dalla scuola, potrebbe ritenersi allora corretta la proposta di rendere obbligatoria la materna, benché abbia suscitato diverse polemiche. La Lorenzini ritiene invece di no. «Questa proposta», afferma, «trascura l’importanza della famiglia». Perché «può essere utile la scolarizzazione precoce, specie per quei bambini che in casa non possono avere interazioni con coetanei essendo figli unici», ma, aggiunge, «bisogna anche offrire alle famiglie la possibilità di educare e persino istruire i figli autonomamente, per questo sono favorevole all’istruzione parentale». La direttrice scolastica ritiene cioè che «lo Stato e la scuola debbono sostenere tutti i corpi intermedi ad essere il meglio di ciò che sono per natura, ebbene la famiglia per natura è l’ambiente di crescita dei figli». Il rischio, pertanto, è che rendendo obbligatorio l’asilo «lo Stato voglia sostituirsi alla famiglia».

Intanto, però, nell’attesa che l’emergenza coronavirus finisca, genitori e figli restano confinati in casa. «Voglio sperare che gli studenti possano tornare sui banchi prima della fine dell’anno scolastico», osserva la docente, «ma realisticamente non è da escludere che di qui a giugno le scuole non riaprano». «Comprendo», aggiunge «la prudenza di chi ha il compito di decidere considerando la gravità della situazione sanitaria». Da ultimo la Lorenzini rivolge un consiglio ai genitori: «È molto impegnativo ritrovarsi da un giorno all’altro catapultati in una situazione non abituale», spiega, «può essere utile imporsi una ritualità, un ritmo che scandisca la giornata». Nella speranza che presto si possa tornare a vivere all’aria aperta, alla luce del sole, insieme agli amici.

La prof.ssa Mirella Lorenzini

Tags: digitaleEducazioneFamigliaistruzioneScuola
Federico Cenci

Federico Cenci

Dal 2013 al 2017 ha lavorato all’agenzia cattolica di stampa Zenit occupandosi di temi sociali e religiosi, bioetica, politiche familiari, nonché politica interna ed internazionale. Ha quindi proseguito l'attività con In Terris, e attualmente con vari giornali e periodici. Nel 2020 ha scritto il romanzo "Berlino Est 2.0 - Appunti tra distopia e realtà"

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