Assegno unico posdatato

L’assegno unico 2021 partirà da gennaio 2022. Per il ministro Bonetti la famiglia può attendere (ancora)

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Last updated on Maggio 25th, 2021 at 03:04 am

È già persa in partenza la corsa contro il tempo: perché la tanto sbandierata “grande rivoluzione” dell’assegno unico 2021, che secondo le promesse del premier Mario Draghi avrebbe concesso ben 250 euro al mese per ogni figlio dal 1° luglio, ha già subito un altro posticipo. Non ci è voluto molto per rendersi conto che nessuno avrà i 250 euro al mese promessi: stanziati per ora 20 miliardi di euro, se l’assegno fosse uguale per tutti potrebbe arrivare al massimo a 145 euro al mese. Con l’ipotesi, invece, di una parte variabile dell’assegno in base all’ISEE, si arriverebbe a un massimo di 161 euro per le famiglie con ISEE inferiore ai 30 mila e a un minimo di 67 euro al mese per famiglie con ISEE superiore ai 52 mila. Maggiorazioni sono previste dal terzo figlio in poi e per i disabili.

Si tratta, comunque, di una misura non aggiuntiva, bensì sostitutiva: con l’introduzione dell’assegno unico verranno aboliti assegni familiari, ANF, bonus mamme domani, bonus bebé e detrazioni per i figli a carico. Le stime dell’ISTAT prevedono che circa un 30% delle famiglie sarebbero penalizzate dalla nuova misura, che favorirebbe invece partite IVA e incapienti.

Ecco perché le ultime dichiarazioni del ministro per le Pari opportunità e la famiglia, Elena Bonetti, possono addirittura apparire “buone notizie”, almeno per qualcuno: «L’assegno unico e universale completo partirà a regime da gennaio 2022, ma il percorso comincerà dal primo luglio. Non vogliamo che accada che le famiglie italiane abbiano dei disagi. Siccome i dipendenti oggi stanno percependo le loro detrazioni in busta paga, siccome ci sono stati degli anticipi, questi primi sei mesi devono innestarsi su un percorso di detrazione fiscale che deve continuare. Le detrazioni fiscali saranno poi completamente assorbite nell’assegno unico da gennaio».

Significativa, come sempre, la forma della narrazione utilizzata: il fu assegno unico 2021 diventa «assegno unico e universale completo», e sparisce l’orizzonte temporale, perché nel 2021 le famiglie non vedranno niente di nuovo. Basta un clic di back space per illudersi che le famiglie si dimentichino di stare aspettando già da due anni? Purtroppo per il governo c’è chi si ricorda che di assegno unico si parla fin dal 2014 e che poco valore fino a ora hanno avuto le parole di un ministro che ha già dovuto ammettere, in altra occasione, che le sue proposte «non sono condivise dai partiti di maggioranza. Sembra […]  non vogliano trovare le risorse».

Torniamo alle “buone notizie” di oggi: tutte quelle famiglie in trepida attesa di scoprire se fanno parte o meno di quel 30% (quasi una famiglia su tre) che si troverà il portafogli più vuoto grazie alla “rivoluzione”, colonna portante del Family Act, possono tirare un sospiro di sollievo. Per sei mesi ancora non cambierà nulla. Perché «non vogliamo che le famiglie italiane abbiano disagi», racconta il ministro. Una favoletta, però, che non incanta più nessuno: l’unico modo per non far subire disagi alle famiglie sarebbe farle attendere, ancora. Attendere, per altro, per una riforma che sarà comunque penalizzante per moltissimi. Non sarebbe stato forse sufficiente prendere anche solo in considerazione di destinare una minima parte dei 248 miliardi che arriveranno con l’approvazione del Recovery Fund, per le politiche familiari?

Le risposte del ministro, sollecitato dall’Associazione nazionale Famiglie Numerose, tra le più preoccupate per il futuro, sono ben oltre la sopportabilità: la Bonetti «ha fatto presente che l’assegno unico si inserisce in una riforma più ampia, il Family Act, che andrà a sostenere le famiglie con figli anche con altri strumenti». Il già assegno unico 2021, diventato assegno unico e universale – di fatto nel 2022 – per le famiglie numerose si trasfigura ulteriormente e non è più nemmeno unico, perché arriveranno “altri strumenti”. Di fronte alla negazione anche del principio di non contraddizione, resta veramente poco da dire. Da sperare, anche meno…

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