Alain Cocq strappato alla morte

Un uomo chiede l’eutanasia e poi torna indietro. Fermiamoci. Guardiamoci dentro. Assieme a lui

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Last updated on Settembre 25th, 2020 at 01:42 am

Da un momento all’altro, Alain Cocq potrebbe lasciare questo mondo, dopo aver deciso di interrompere le terapie necessarie ad allontanare il momento del decesso. Potrebbe essere un esito anche più veloce della pubblicazione sul web della cronaca del suo suicidio annunciato, accelerato dalla sospensione di idratazione e di alimentazione. Indipendentemente dal modo in cui si concluderà la sua avventura terrena, sabato scorso Cocq ha compiuto un salto esistenziale dopo aver «finito il suo ultimo pasto».

Ora pare averci ripensato, in seguito al suo ricovero, lunedì 7 settembre, all’ospedale di Digione dove ha ricevuto quelle cure palliative che curano la persona, anche se non la malattia. Promette quindi di tornare a mangiare e a bere, perché «non ce la facevo più a condurre questa battaglia». Per il paziente si prospetta quindi un ritorno a casa nel giro di dieci giorni. Impossibile dire se si sia convinto anche ad assumere i farmaci che finora gli avevano consentito di affrontare senza soccombere la patologia che lo affligge e se abbia trionfato definitivamente la vita, ma certamente è stato evitato un suo epilogo tragicamente rapido.

Infatti, dietro la maschera di una «morte dignitosa», si nasconde la soppressione dei più deboli, potenzialmente tutti coloro che non godono di una sufficiente «qualità della vita». Strana concezione, per uno che voleva essere ucciso dall’Eliseo. Altrimenti avrebbe ripiegato su Facebook, per porre termine alla propria vita con uno spot pubblicitario alla morte. Soltanto che Emmanuel Macron, presidente della Repubblica francese, al quale l’aspirante suicida si era rivolto affinché gli fosse concesso il “diritto” di morire dietro prescrizione di sedativi, venerdì 4 settembre gli aveva risposto: «Poiché non sono al di sopra della legge, non sono nella posizione di accettare la tua richiesta». In realtà la legge francese autorizza la sedazione profonda e continua solo nel caso in cui la morte del malato sia imminente.

Così il 57enne di Digione aveva scelto un’altra arena pubblica in cui mettere in scena la propria fine anticipata. Per «mostrare ai francesi qual è l’agonia richiesta dalla legge Leonetti», che in Francia regola il fine vita, l’uomo aveva annunciato che avrebbe trasmesso i suoi ultimi giorni in diretta sulla propria pagina Facebook: «La strada per la liberazione inizia e credetemi, sono felice», aveva scritto. Ma il social network aveva tempestivamente bloccato la sua trasmissione video in diretta.  «Facebook mi sta impedendo di trasmettere video fino all’8 settembre», scriveva l’uomo sul suo profilo. Il motivo, ha spiegato un portavoce di Facebook, citato dal quotidiano francese Le Parisien, è che «pur rispettando la decisione di voler portare all’attenzione questa complessa questione, sulla base della consulenza di esperti, abbiamo adottato misure per impedire il live streaming sull’account di Alain poiché le nostre regole non consentono la rappresentazione di tentativi di suicidio». Non si tratta di un malato terminale, altrimenti la legge francese consentirebbe la sedazione profonda, che anche in Italia rischia di divenire il passepartout per accedere alle porte peraltro sempre più larghe dell’eutanasia. Semmai quello di Cocq è un caso di rara malattia incurabile, sulla quale la riservatezza impone di tacere. Quel che non si può evitare di dire, però, visto che la vicenda è stata resa pubblica ed è divenuta un tema di dibattito sui media francesi, è che gli esseri umani non possono essere abbandonati alla deriva come dei canotti bucati. Una scialuppa di salvataggio va lanciata a tutti. Perché se ci fosse un diritto di morire, allora non ci sarebbe più un diritto di vivere.

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