Gli aborti in Inghilterra e Galles sono saliti ai massimi storici nel 2023, con 277.970 procedure per i residenti: un aumento scioccante dell’11% rispetto alle 251.377 del 2022, secondo le statistiche del Dipartimento della Salute e dell’Assistenza Sociale pubblicate il 15 gennaio 2026.
Questo segna la cifra più alta dall’Abortion Act del 1967, con un tasso standardizzato per età di 23,0 ogni 1.000 donne di età compresa tra 15 e 44 anni, rispetto al 21,1 dell’anno precedente. L’aumento è attribuito a pressioni economiche come la crisi del costo della vita e la ridotta accesso alla contraccezione a causa dei tagli al NHS, secondo fornitori come MSI Reproductive Choices UK.
Gli aborti a domicilio tramite pillole hanno dominato, rappresentando il 72% dei casi, facilitati dalla consegna postale post-pandemia. In modo allarmante, il 40% delle donne sottoposte ad aborto aveva già subito interruzioni di gravidanza e gli aborti ripetuti sono aumentati da 102.689 a 117.165. I sostenitori pro-life denunciano questo come una perdita devastante di vite umane, con una stima di 299.614 aborti in tutto il Regno Unito. Il National Right to Life Committee ha evidenziato la tragedia: “Numero record di 299.614 vite perse a causa dell’aborto nel 2023”.
I critici sostengono che inquadrare l’aumento come “guidato dal costo della vita” maschera fallimenti sociali più profondi, esortando a investire nel sostegno alla famiglia, nell’adozione e nei centri di crisi per la gravidanza invece di facilitare l’accesso all’aborto. I conservatori sottolineano che le politiche liberali esacerbano i crolli familiari e i problemi economici, chiedendo riforme per proteggere i nascituri. Mentre i dibattiti si intensificano sulla potenziale depenalizzazione, questi dati sottolineano l’urgente necessità di protezioni pro-life.













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