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«WeSchool». In verità un assalto alla scuola

Considerazioni sul sondaggio di «WeSchool». Interessi compresi

iFamNews Italia di iFamNews Italia
22/06/2021
in Famiglia, In evidenza
171
Reading Time: 4 mins read
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Ragazza al computer portatile

Image by Steven Weirather from Pixabay

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Last updated on Luglio 29th, 2021 at 02:18 am

Il questionario proposto dalla piattaforma WeSchool, start-up implementata dal giovane imprenditore digitale Marco De Rossi a partire dal 2020 e dedicata alle nuove modalità didattiche imposte dalla crisi pandemica, è tornato alla ribalta qualche giorno fa.

Sono stati resi noti, cioè, i risultati del sondaggio Rilevazione nazionale su omofobia, bifobia e transfobia nelle scuole italiane, indirizzato a studenti e insegnanti dagli 11 ai 60 anni. Tali risultati sono stati ottenuti dall’analisi dei moduli Google inviati da chi ha deciso liberamente di rispondervi, fornendo così il proprio parere in merito a una eventuale (o ipotizzata) manchevolezza della scuola italiana rispetto alla conoscenza e all’inclusione delle tematiche LGBT+.

E pare già di aver detto tutto. Se è concesso procedere per punti, una volta lette le domande che nel sondaggio sono rivolte agli interessati, la questione dovrebbe essere sintetizzata come segue.

Anzitutto si presume e si sospetta che una problematica esista, vale a dire si suggerisce che, forse, la scuola italiana si trovi “un passo indietro” rispetto a una gestione piena, libera e onesta della tematica LGBT+ (definirla «problematica», invece che «tematica», costerebbe forse lo stigma).

Poi, si sussurra che tale ritardo costi dolore e fatica a qualcuno, anzi a tanti, proprio ai più deboli, proprio ai ragazzi con qualche fragilità. Per farlo, si utilizzano domande involute e l’ormai onnipresente asterisco “di rispetto”, che non rispetta neppure l’ortografia.

Quando tutto è pronto, si rendono noti i risultati, in base ai quali «il 75,5 per cento dei docenti e degli studenti italiani vorrebbe che si parlasse di più di tematiche legate al mondo Lgbt nelle scuole. […] per oltre tre intervistati su quattro tematiche come “omofobia” e “identità di genere” [debbono] essere oggetto di dibattito in classe. […] I risultati del sondaggio lanciano l’allarme anche sulla frequenza degli episodi omofobi in classe e mettono in luce l’incertezza diffusa tra i professori su come comportarsi in questi casi».

Infine, si afferma che «“Da questa indagine docenti e studenti risultano allineati, quasi alleati. Come a segnare una volta di più il passo lento del dibattito politico, che risulta anni luce indietro rispetto alla consapevolezza da parte degli studenti e all’interesse ad affrontare questi temi”, dichiara Marco De Rossi, founder di WeSchool», come recita il sito web Orizzontescuola.it, dedicato ai docenti e al mondo della scuola.

Il cerchio diventa un quadrato e l’opportunità, anzi la necessità, di corsi ad hoc riservati agli insegnanti in modo che poi siano proposti agli alunni diviene sempre più una certezza. Corsi che la piattaforma WeSchool, unica italiana fra le tre autorizzate dal ministero dell’Istruzione per la didattica a distanza, citata anche con entusiasmo a fine 2020 dal sito online di Forbes Italia con una bella foto simpatica del «founder» De Rossi, naturalmente propone. A pagamento.

«iFamNews» non ha nulla contro la libera impresa e la libera iniziativa, al contrario.

Risulta ugualmente impossibile trascurare un aspetto della questione, cioè che «Un gruppo di associazioni di genitori, tra cui Pro Vita e Famiglia, Family Day/Difendiamo i Nostri Figli, Articolo 26 e Non si Tocca la Famiglia, denunciano però come l’iniziativa sia in realtà un “cavallo di Troia” per “indottrinare” i ragazzi su tematiche ideologiche, come quella dell’identità di genere», come riporta di nuovo l’articolo citato in precedenza. Associazioni che, per altro, hanno lanciato una petizione contro l’iniziativa.

Solo per dare una dimensione numerica alla questione, occorre aggiungere che gli insegnanti in Italia risultano nell’ultimo biennio essere in totale circa 800mila, precario più, precario meno. Al sondaggio avrebbero risposto 3.199 persone (compresi studenti ed eventualmente genitori). Il campione è dunque rappresentativo?

Dispiace interpretare il ruolo di Cassandra, eppure «iFamNews» aveva già anticipato questo sospetto e questo pericolo, divenuto ormai quasi certezza.

Si tratta di un assedio alla scuola, si spera che la scuola non si arrenda per fame.

Tags: Scuola
iFamNews Italia

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Articoli pubblicati dalla redazione italiana di iFamNews.

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