L’utilità dell’inutile Giornata Mondiale della Popolazione

L’11 luglio 2023 saremo ancora qui a dire le medesime cose, se l’uomo, non lo Stato, non il governo, non il vicino di casa, non cambierà radicalmente prospettiva su se stesso e sul mondo

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Oggi, 11 luglio, ricorre il World Population Day, la Giornata Mondiale della Popolazione indetta nel 1989 dall’Organizzazione delle Nazioni Unite. Le Giornate così, lo abbiamo scritto più e più volte, sono come la pubblicità in tivù. Non servono a un bel nulla. Il più delle volte irritano. Molte altre ti chiedi smarrito «Perché?», altre sbotti «Che caspita!». Comunque tiri diritto e non ti fai influenzare, giustamente. Ma, proprio come la pubblicità, che è inutile per orientare le persone (le persone non sono solo «consumatori»), informa, trilla, ricorda.

Non abbiamo certo bisogno della Giornata di oggi per ricordarci che la popolazione mondiale è a rischio. Più in alcune aree geo-culturali del mondo che in altre? In realtà questo è una notizia vecchia, superata dai fatti. L’«inverno demografico» aggredisce e devasta oramai ovunque. In forme diverse, sì, ma il risultato è sempre a somma zero.

Il grave problema demografico è più che evidente in Paesi come l’Italia, dove non si fanno figli e non si mette su famiglia in maniera clamorosa per un numero enorme di motivi, primo però la debolezza culturale degli italiani stessi. Gli italiani non credono più nella famiglia, nel futuro, in se stessi. Sì, poi c’è la crisi, ci sono le tasse e c’è il carovita. Tutto più che verissimo, lo sa ognuno di noi che tiene famiglia e che paga le tasse. Ma tutti, i delusi cronici italiani per primi, sanno che il problema sta a monte. Ben vengano, quindi le politiche dei governi per sgravare la famiglia di pesi, ma il punto sta altrove. La sfiducia in sé e nel futuro, che determina l’«inverno demografico», deve tutto soprattutto e anzitutto alla «cultura di morte» che ci circonda e di cui spesso siamo aperti sostenitori.

Quindi? Quindi la Giornata di oggi è e resta inutile. Certamente lo resterà fino a che gli italiani e gli uomini del mondo intero continueranno a non credere che il diritto umano fondamentale e ineliminabile sia la vita, quello da cui derivano tutte le libertà, e che non si dà futuro senza famiglia. Purtroppo l’11 luglio 2023 saremo ancora qui a dire le medesime cose, se l’uomo, non lo Stato, non il governo, non il vicino di casa, non cambierà radicalmente prospettiva su se stesso e sul mondo.

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