Il chirurgo generale degli Stati Uniti dichiara la ‘solitudine’ dei cittadini, la nuova pandemia da combattere 

Vivek Murthy ha pubblicato un documento per sensibilizzare l'opinione pubblica sul problema della solitudine

Il chirurgo generale degli Stati Uniti Dr. Vivek Murthy, il rapporto "Our Epidemic of Loneliness and Isolation", l'immagine modificata in Canva

La crisi della solitudine che colpisce l’America potrebbe essere mortale come il fumo. Oltre al fumo, al diabete di tipo 2, all’obesità, agli oppioidi e all’alcolismo, il chirurgo generale degli Stati Uniti Vivek Murthy ha identificato un’altra epidemia di malattie legate allo stile di vita che costituisce “un’urgente preoccupazione per la salute pubblica”: la solitudine.

Nel rapporto di 82 pagine, “Our Epidemic of Loneliness and Isolation“, pubblicato martedì 2 maggio, si afferma chiaramente di sapere quanto la “solitudine è un sentimento comune a molte persone. È come la fame o la sete. È una sensazione che il corpo ci invia quando manca qualcosa di cui abbiamo bisogno per la sopravvivenza e…milioni di persone in America stanno lottando nell’ombra, e questo non è giusto. La solitudine è molto più di una semplice sensazione negativa: nuoce alla salute individuale e sociale. È associata a un maggior rischio di malattie cardiovascolari, demenza, ictus, depressione, ansia e morte prematura. L’impatto sulla mortalità della disconnessione sociale è simile a quello causato dal fumo di 15 sigarette al giorno”, si legge ancora nel rapporto. . Il rapporto di Murthy aggiunge che le ripercussioni della solitudine superano anche quelle associate all’obesità e alla mancanza di esercizio fisico.

In un articolo pubblicato sul New York Times, il dottor Murthy ricorda la sua lotta contro la solitudine dopo essere stato licenziato dal presidente Trump nel 2017. Descrive la sensazione in termini drammatici. “La solitudine – come la depressione, a cui può essere associata – può intaccare la tua autostima ed erodere il senso di chi sei. È quello che è successo a me”. Allo stesso egli descrive anche le conseguenze terribili di una società ‘solitaria’ perché “La solitudine non è solo una brutta sensazione. Quando le persone sono socialmente distaccate, aumenta il rischio di ansia e depressione. Aumenta anche il rischio di malattie cardiache (29%), demenza (50%) e ictus (32%). L’aumento del rischio di morte prematura associato alla disconnessione sociale è paragonabile a quello del fumo quotidiano e può essere persino maggiore del rischio associato all’obesità. Come è accaduto per decenni, l’epidemia di solitudine e isolamento ha alimentato altri problemi che ci stanno uccidendo e minacciano di fare a pezzi il nostro Paese. Visti questi costi straordinari, ricostruire i legami sociali deve essere una priorità assoluta per la salute pubblica della nostra nazione. Sarà necessario riorientare noi stessi, le nostre comunità e le nostre istituzioni in modo da dare priorità ai legami umani e alle relazioni sane.”

La strategia del ‘Chirurgo generale’ degli Stati Uniti è semplice e si muove su tre iniziative:

Il nostro bisogno di relazioni umane è come quello di cibo e acqua: è essenziale per la nostra sopravvivenza. Ma la prima società neutrale in cui siamo educati alle relazioni è la nostra famiglia, per un bimbo addirittura il ventre della madre e poi il contatto ed l’allattamento della propria mamma e l’aiuto che sin dalle prime fasi di vita anche il papà può dare. Dunque noi condividiamo tutto dell’analisi e dei pericoli segnalati da Vivek Murthy ma, ci si permetta di denunciare la realtà: le cause che hanno portato alla attuale situazione catastrofica, in USA, nel regno Unito ed in tutti i paesi dell’occidente era anteriore al Covid 19 ed è causata dalla cultura del politically correct e dalla tirannia consumistico e social mediatica che vuole bimbi, ragazzi e adulti sono consumisti solitari, instabili transessuali, poliamorosi infedeli, di conseguenza, promuove statalismo e forme famigliari tanto fluide quanto instabili e sistemi di cuicidio ed eutanasia favorevoli a ‘terminare le vite umane ‘non più produttrici né più consumiste’. Se non ripartiamo da queste analisi sulle cause e, passo passo, non favoriamo economicamente, fiscalmente e culturalmente le coppie stabili famigliari (ambiente dove si impara il mix virtuoso e civile di responsabilità, libertà, dovere, gratuita, pazienza e solidarietà) non ci sarà cura statale che salverà la maggioranza di solitari morenti che vivono come amebe nelle città occidentali. 

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