Guatemala “Capitale iberoamericana per la vita”

Importante riconoscimento alle politiche pro-life e pro-famiglia del Paese

Alejandro Giammattei - Image from Flickr

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Last updated on marzo 4th, 2022 at 03:05 pm

L’impegno del Guatemala in favore della vita è stato riconosciuto a livello internazionale. Il presidente, Alejandro Giammattei, ha infatti annunciato che il Paese sarà dichiarato «Capitale iberoamericana per la vita» il 9 marzo. Così l’organizzazione «The Family Matters Association of Guatemala» (AFI) ha accolto la notizia: «È il risultato di anni di lavoro, sia da parte della società civile che di organizzazioni che lavorano attivamente per sostenere la vita, la famiglia e la libertà, nonché da funzionari di diverse amministrazioni che hanno usato le loro posizioni per difendere con coraggio questi valori».

L’annuncio

Giammattei ha annunciato il riconoscimento lo scorso 6 dicembre, nel corso di un evento organizzato da The Heritage Foundation, che ha sede a Washington. Il presidente ha affermato che il Guatemala è «un Paese di fede», tale che nel governarlo «ogni istituzione» deve avere «un chiaro indirizzo e coordinamento nel rispetto della vita fin dal concepimento e nella protezione della famiglia come asse centrale della società».

Le politiche pro-vita e pro-famiglia

In luglio il presidente Giammattei ha presentato un Piano nazionale per la tutela del matrimonio, della famiglia e della vita nascente che coinvolge 11 ministeri e numerose agenzie statali. Giammattei ha affermato che questa iniziativa è «la politica pubblica più complessa di sempre» e che si compirà «nel più grande coordinamento interistituzionale della storia».

Il «Consenso di Ginevra»

Ma l’impegno del Guatemala per la vita e la famiglia ha radici più antiche. Tra le testimonianze di questo impegno, l’AFI ha evidenziato le dichiarazioni rilasciate dal governo in favore della vita in sede ONU e la firma del «Consenso di Ginevra», la maggior difesa del diritto alla vita e della famiglia naturale del mondo, voluta con forza dall’allora uscente Amministrazione Trump.

L’AFI ha definito quest’ultimo «un documento transnazionale per la protezione dei diritti umani, della vita, della famiglia e della libertà in tutto il mondo che impegna i Paesi a migliorare l’accesso alle cure sanitarie per le donne, preservare la vita umana dal concepimento, rafforzare la famiglia come fondamento della società e proteggere la sovranità nazionale dall’imposizione di leggi contro i diritti».

Altre iniziative

A proposito dell’impegno del Guatemala per la vita, l’AFI ha anche posto in rilievo la «sentenza della Corte suprema di giustizia, resa definitiva nel 2018, che vieta la distribuzione di materiale che promuove in qualsiasi modo l’aborto». Non solo, a livello parlamentare, prosegue la nota dell’AFI, «sono stati organizzati eventi di formazione pro-vita, indetti dal Consiglio di amministrazione del Congresso; è stato creato il Fronte parlamentare per la vita; e la maggioranza in Parlamento ha fermato gli sforzi dei politici di sinistra per portare avanti l’agenda dell’aborto». Non è un caso che a Planned Parenthood sia stato impedito di registrarsi come organizzazione nel Paese e che nel 2017 la nave Women on Waves, che intendeva praticare aborti portando le donne guatemalteche in acque internazionali, è stata espulsa dal Paese.

Lavoro minorile

L’AFI tiene a sottolineare che sono oltre 45 le associazioni a lei affiliate che «ogni giorno lavorano per la vita dal concepimento in tutte le sue fasi, oltre che per il benessere delle famiglie, delle donne, dei bambini, dei giovani, degli adolescenti e degli anziani». Solo lo scorso anno, rileva, queste associazioni hanno avuto un impatto su 3,5 milioni di persone. La difesa della vita è a 365 gradi: il governo del Guatemala ha, infatti, messo a punto una Strategia nazionale per la prevenzione e l’eradicazione del lavoro minorile e la protezione dei lavoratori adolescenti che copre gli anni dal 2021 al 2025. L’impegno in questo senso ha permesso al Guatemala «di essere riconosciuto dal ministero del Lavoro degli Stati Uniti d’America, per quattro anni, come uno dei Paesi con progressi significativi nella lotta al lavoro minorile».

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