In una sfida per la libertà religiosa, l’insegnante irlandese Enoch Burke è tornato alla Wilson’s Hospital School il 15 gennaio 2026, solo un giorno dopo il suo rilascio temporaneo dalla prigione di Mountjoy. L’educatore cristiano evangelico, incarcerato per essersi rifiutato di usare il pronome preferito “they” di uno studente in transizione, ha violato un’ingiunzione dell’Alta Corte che gli vietava di entrare nei locali, rischiando una nuova incarcerazione.
Burke, insegnante di tedesco e storia, è arrivato intorno alle 9:15, superando brevemente la sicurezza prima di essere fermato. È rimasto fuori al gelo per ore, dicendo ai giornalisti: “Sono venuto qui per lavorare, è quello che ho sempre fatto. Non sarei mai dovuto finire in prigione, questo è il mio posto di lavoro, è qui che insegno”.
Ha respinto le condizioni del tribunale, insistendo sul fatto che fosse suo dovere presentarsi al lavoro. La saga è iniziata nel 2022, quando Burke si è opposto alla politica transgender della scuola per motivi biblici, sostenendo che violava i suoi diritti costituzionali. Da allora, ha subito diverse pene detentive per un totale di 550 giorni e 225.000 euro di multa per oltraggio. Rilasciato condizionatamente il 14 gennaio per preparare un ricorso legale contro il suo licenziamento – ritenuto “sostanziale” dal giudice – Burke ha ignorato gli avvertimenti contro il ritorno. L’Alta Corte è stata informata e la scuola è pronta a chiedere il suo nuovo arresto.
Un giudice ha indicato un’udienza urgente nel corso della giornata. I conservatori acclamano Burke come un eroe che combatte l’agenda woke, dove le ideologie progressiste calpestano la coscienza religiosa e le verità biologiche. Questo caso rivela come i tribunali occidentali impongano mandati transgender, erodendo le libertà in Irlanda e altrove. Mentre i dibattiti sui pronomi nelle scuole si intensificano, la lotta di Burke sottolinea lo scontro tra fede e conformità forzata.
