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«Pill» e «Kill», la rima baciata di UNFPA e Reuters

La pandemia avrebbe comportato tante gravidanze indesiderate. Domande e risposte

Marco Respinti di Marco Respinti
15/03/2021
in Editoriali, Vita
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Reading Time: 3 mins read
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pillola anticoncezionale

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Last updated on aprile 28th, 2021 at 02:32 am

«Durante la pandemia quasi 12 milioni di donne dei Paesi più poveri non hanno più avuto accesso alla contraccezione». Menomale, minor negazione potenziale della vita. Invece per Anastasia Moloney, che scrive da Bogotà, in Colombia, per la Reuters, è una grande sciagura, che avrebbe comportato «1,4 milioni di gravidanze indesiderate».

Ora, il fatto che il dato origini da una «nota tecnica» diffusa dal famigerato Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione (UNFPA) mi spinge a una domanda. Come sono state ottenute sia quella cifra monstre di 1,4 milioni di gravidanze, sia la sgradevolezza arbitraria dell’aggettivo «indesiderate»? Le gravidanze sono state contate una per una? Si tratta di 1,4 milioni di risposte a 1,4 milioni di interviste fatte di persona e sul luogo e alle dirette interessate? Ovviamente no. La «nota tecnica» dice «stima». Ma a parte il fatto che la stima bisogna guadagnarsela, nei lanci giornalistici la sfumatura scolora e la probabilità diventa subito la certezza del “l’ha detto il giornale”, come dimostrano i verbi assertivi impiegati dalla Moloney.

Proseguo, assillato dalle domande. E chi ha detto che 12 milioni di donne senza contraccezione siano da mettere in relazione rigida e diretta (causa-effetto) con 1,4 milioni di gravidanze, a monte dell’avere stabilito se siano indesiderate o meno? Ovviamente nessuno risponde, nonostante tutti sappiano che, quando si comunica una statistica, scienza e serietà vogliono che si indichino i parametri adottati. Tutto ciò che invece importa all’UNFPA e alla giornalista della Reuters è colmare quel gap.

Pochi hanno però presente che la blasonata e prestigiosa agenzia stampa Reuters di Londra, fondata a Londra nel 1851 dall’imprenditore britannico di origine tedesca Paul Reuter (1816-1899), è stata acquistata nel 2008 dalla Thomson Corporation, uno dei big dell’informazione mondiale, nata nel 1989 a Stamford, nel Connecticut. La fusione ha dato vita, a Toronto, in Canada, alla Thomson Reuters, ma sempre pochi hanno presente che la Thomson Reuters, di cui l’agenzia Reuters è la lancia nel mondo dell’informazione, ha creato la Thomson Reuters Foundation, una charity umanitaria registrata negli Stati Uniti d’America, ma con sede a Londra. Ebbene, pochissimi percepiscono che la Reuters sia gemella di “iFamNews”: informazione e advocacy come parte di un mondo assai più grande, garantito e incarnato dai rispettivi editori. Solo che “iFamNews” difende il diritto alla vita, la famiglia naturale e la libertà religiosa.

Un’altra domanda incalza. Non è che per caso la contraccezione non c’entri proprio un bel nulla? Non è che magari le persone in lockdown più o meno stretto abbiano anche ritrovato il gusto della famiglia, dell’intimità e della vita? Insomma, che non tutti si siano spiaccicati davanti al televisore per drogarsi con il Festival di Sanremo?

La domanda iniziale mi rode. Ricordo una favola dai tempi delle elementari, un adattamento da Storie proprio così (1902) dello scrittore inglese Rudyard Kipling (1865-1936). In origine il rinoceronte era come un ippopotamo dalla pelle liscia, ma, per un dispetto, quando si svestì per fare il bagno in uno stagno limpido, la sua cute fu impastata di briciole e da allora è fastidiosamente grinzosa. Ecco, quell’uso contundente di «gravidanze indesiderate» non l’ho mai sopportato. Mi sa tanto di chi non si fa i casi propri, e poi, causa la zona rossa, la soglia della mia sopportazione è ai minimi storici.

E il prurito causato da quelle briciole si fa vieppiù insopportabile quando la collega da Bogotà dà fiato alla tromba di Ann Biddlecom, direttore delle ricerche internazionali del filoabortista Guttmacher Institute, nato come spin-off della filoabortista Planned Parenthood. «Quando perde accesso alla contraccezione», dice la Biddlecom, come se si trattasse di perdere l’accesso alla reversibilità della pensione, «la gente viene lasciata sola a cercare di cavarsela, spesso usando modi meno efficaci per evitare quella gravidanza che non vuole».

Il minuetto si traduce ovviamente con la parola passepartout, aborto. Il vecchio alt «o la borsa o la vita» oggi suona “o i contraccettivi o l’aborto”, come già ragionava il genio raffinato della pop-singer Madonna ai tempi di Papa don’t preach. Il problema infatti, conclude costernata la Biddlecom, è che poi «la gente che in molti Paesi si trova alle prese con una gravidanza indesiderata deve anche affrontare barriere ulteriori per potere accedere all’aborto sicuro». Mannaggia ’sto CoViD-19 che non lascia far fuori i bimbi in santa pace. E mentre io resto con le mie domande, la Reuters si pavoneggia del titolo di «the answer company».

Tags: AbortoContraccezioneVetrina
Marco Respinti

Marco Respinti

Marco Respinti è stato il direttore di International Family News fino alla fine del 2022.Italiano, è giornalista professionista, membro dell’International Federation of Journalists (IFJ), saggista, traduttore e conferenziere. Ha collaborato e collabora con diversi quotidiani e periodici, sia in versione cartacea sia online, in Italia e all’estero. Autore di libri, ha tradotto e/o curato opere di, fra gli altri, Edmund Burke, Charles Dickens, T.S. Eliot, Russell Kirk, J.R.R. Tolkien, Régine Pernoud e Gustave Thibon. Senior Fellow al Russell Kirk Center for Cultural Renewal (Mecosta, Michigan), è anche socio fondatore e membro del Consiglio Direttivo del Center for European Renewal (L’Aia, Paesi Bassi). Membro del Comitato editoriale del periodico The European Conservative e del Consiglio Consultivo della European Federation for Freedom of Belief, è direttore responsabile del periodico accademico The Journal of CESNUR e, sul web, di Bitter Winter: A Magazine on Religious Liberty and Human Rights.

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