{"id":141221,"date":"2022-05-04T05:00:00","date_gmt":"2022-05-04T09:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/ifamnews.com\/?p=141221"},"modified":"2022-05-03T13:44:31","modified_gmt":"2022-05-03T17:44:31","slug":"lo-spettro-dello-spread-demografico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ifamnews.com\/it\/lo-spettro-dello-spread-demografico","title":{"rendered":"Lo spettro dello spread. Demografico"},"content":{"rendered":"\n<p><em>Discorso pronunciato, da esterno, il 30 aprile a Milano come conributo alla conferenza programmatica di Fratelli d\u2019Italia. L\u2019autore precisa che intervento \u00e8 frutto di riflessione comune nell\u2019ambito del <a href=\"https:\/\/www.centrostudilivatino.it\/\">Centro Studi Rosario Livatino<\/a> e in particolare del contributo del prof Francesco Farri.<\/em><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:25px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>1. Una decina di anni fa una parola inglese turbava il quadro economico e politico italiano, fino a far cadere un governo (in concorso con altri fattori). \u00c8 la parola <em>spread<\/em>: che indica, come sappiamo, il divario fra il rendimento dei titoli del debito pubblico italiano e il rendimento dei titoli del debito pubblico tedesco. Lo spread \u00e8 assai variabile, ha tante concause, e quando ricompare all\u2019orizzonte, nei tg e sulle pagine dei giornali, fa sempre nuovamente correre un brivido sulla schiena<\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019\u00e8 per\u00f2 un altro <em>spread<\/em>, che preoccupa di meno, di rado presente sui <em>media<\/em>, ma che in Italia ha assunto carattere cronico ed effetti pi\u00f9 pesanti: \u00e8 il divario annuale fra le nascite e le morti, che nel 2021 ha superato le 300.000 unit\u00e0, 709.000 morti contro 399.000 nuovi nati. \u00c8 come se ogni anno scomparisse l\u2019equivalente di una citt\u00e0 come Bari o come Catania. Sembra lontanissimo il 2006, ultimo anno in cui si and\u00f2 in pari, con circa 560.000 nascite e altrettanti decessi: in appena 15 anni l\u2019abbattimento demografico \u00e8 stato del 30%; il 1964, con 1.035.000 nascite, \u00e8 il paleolitico. Il 1964 \u00e8 stato anche l\u2019anno del boom economico, e \u2012 come lo <em>spread<\/em> dei titoli di Stato si correla alle crisi politiche \u2012 lo <em>spread <\/em>demografico va messo in relazione con la crisi, politica, economica, finanziaria, nella quale siamo immersi.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 un dato obiettivo: non ha futuro una nazione il cui indice di natalit\u00e0 \u00e8 di 1,25 figli per donna in et\u00e0 fertile, e il cui indice di vecchiaia (cio\u00e8 il rapporto fra &gt;65 anni e &lt;15 anni) \u00e8 di 182,6; che vuol dire 182 anziani ogni 100 giovani. Non ha futuro per considerazioni non ideali, bens\u00ec semplicemente economiche: alla riduzione delle nascite corrisponde a breve una contrazione di giovani che lavorano, e quindi una riduzione delle entrate contributive e fiscali; al parallelo incremento della popolazione anziana corrisponde un aumento dei costi sanitari e di assistenza per soggetti che non producono. L\u2019eutanasia, oggi rivendicata come scelta di libert\u00e0, sar\u00e0 strumento di controllo della spesa pubblica; e con essa l\u2019aumento dell\u2019et\u00e0 pensionabile e l\u2019individuazione di criteri per la selezione dei pazienti cui concedere le cure, soprattutto a quelle pi\u00f9 costose, mente le famiglie in povert\u00e0 assoluta in Italia sono arrivate al 7,5%, per un numero di individui pari a circa 5,6 milioni.<\/p>\n\n\n\n<p>2. Con questi dati qualsiasi governante di buon senso adotterebbe delle misure urgenti per il rilancio della famiglia: non per ragioni di principio, ma per esigenze di bilancio. La famiglia continua a essere oggi il principale agente di <em>welfare<\/em> diffuso, e al tempo stesso il meno oneroso: quanto costa un mese di presenza di un neonato in un asilo nido e quanto costa se, potendolo fare, ci pensano i nonni? Qual \u00e8 la spesa mensile per un anziano non autosufficiente in un hospice, e quanto spende una famiglia nello stesso periodo se riesce a tenerlo al proprio interno? Se vogliamo uscire dai giochi di parole, il primo provvedimento dovrebbe riguardare i criteri di redazione del bilancio pubblico: questo risparmio andrebbe quantificato. Ai fini del calcolo degli equilibri di bilancio, andrebbero valorizzate poste virtuali corrispondenti al risparmio di spesa pubblica che la famiglia permette di operare, secondo il principio di sussidiariet\u00e0 orizzontale: con le necessarie conseguenze in termini di minore carico fiscale su quella famiglia.<\/p>\n\n\n\n<p>Ascoltiamo di frequente altisonanti richiami alla nostra <em>Costituzione<\/em>: la quale, pi\u00f9 che essere brandita come arma impropria contro l\u2019avversario politico, andrebbe letta, e magari applicata. Articolo 31: \u00abLa Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l&#8217;adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose\u00bb. \u00c8 un <em>pour parler<\/em> o \u00e8 qualcosa da attuare? Se la risposta corretta \u00e8 la seconda, significa che la <em>Costituzione<\/em> richiede da un lato di agevolare la formazione della famiglia, e dall\u2019altro di favorire l\u2019adempimento dei suoi compiti. Le misure di sostegno economico degli ultimi decenni, quando hanno riguardato la famiglia, si sono concentrate esclusivamente sul versante dell\u2019adempimento dei suoi compiti, con particolare riguardo alla filiazione, ma hanno trascurato totalmente la prima parte della disposizione, ossia la necessit\u00e0 di agevolare la formazione della famiglia. E cos\u00ec siamo giunti al minimo di 179mila matrimoni celebrati nel 2021, a fronte dei 420mila del 1970; perfino nel 1942 erano stati pi\u00f9 di 200mila: oggi in Italia ci si sposa di meno che in tempo di guerra, quando centinaia di migliaia di uomini erano lontani da casa!<\/p>\n\n\n\n<p>3. Ma pure sulla filiazione le misure adottate finora hanno lasciato a desiderare, perch\u00e9 frammentate, di respiro corto, spot pi\u00f9 che investimenti: se si intende favorire la scelta di una coppia di mettere al mondo un figlio, le si deve dare una prospettiva di sostegni stabili, non di aiuti <em>una tantum<\/em>, siano bonus o assegni per la natalit\u00e0. L\u2019attuale Governo ha spiegato di aver voluto con l\u2019assegno unico universale mettere ordine nella congerie di assegni pre-esistenti: peccato che ha deciso di parametrarne l\u2019importo all\u2019ISEE. La scala di equivalenza su cui si fonda l\u2019ISEE \u00e8 una delle pi\u00f9 penalizzanti a livello europeo per le famiglie con figli: per cui da subito l\u2019assegno unico universale va sganciato dal parametro dell\u2019ISEE, in attesa della necessaria complessiva rielaborazione di questo indicatore. Sul piano sostanziale il nuovo sistema, oltre che inutilmente complicato \u2012  otto pagine di tabella per quantificare l\u2019entit\u00e0 dell\u2019assegno, con scaglioni di ISEE differenziati di 100 euro in 100 euro  \u2012 , lascia a desiderare, poich\u00e9 l\u2019entit\u00e0 dell\u2019assegno \u00e8 ridotta e, in alcuni casi, addirittura inferiore a quanto sarebbe spettato secondo il sistema delle detrazioni per figli a carico, precedentemente previste nell\u2019ambito dell\u2019IRPEF. Quindi come minimo andrebbe data alle famiglie la possibilit\u00e0 di rinunciare al sistema dell\u2019assegno unico per continuare a utilizzare le detrazioni dall\u2019IRPEF per figli a carico.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma \u00e8 l\u2019insieme che va rivisto, ponendo la famiglia e i figli realmente al centro degli interventi, oltre i confini dell\u2019assegno unico e delle detrazioni:<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\"><li>sul piano del diritto del lavoro, disciplinando lo <em>smart working<\/em> anche a regime per i genitori di figli piccoli, e organizzando al meglio il sistema di permessi e congedi (pur con la consapevolezza che queste misure riguardano soltanto una parte dei lavoratori, essenzialmente i dipendenti, e resta aperto il problema delle libere professioni);<\/li><li>sul versante della domanda di lavoro, incentivando il lavoro femminile, anche qui finalmente in attuazione di una norma della Costituzione, l\u2019art. 37 (\u201cle condizioni di lavoro devono [\u2026] assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione\u201d). Si pu\u00f2 rendere vantaggioso per datori di lavoro e clienti il lavoro svolto da madri di figli piccoli: per es. prevedendo una \u201csuperdeduzione\u201d del costo che il datore di lavoro sostiene per il pagamento del salario di madri di figli piccoli, in termini crescenti al crescere del numero di figli (es. 110% con un figlio, 120% con due figli, 130% con tre figli, ecc.). Si potrebbe, inoltre, concedere un credito d\u2019imposta per i soggetti (consumatori o esercenti imprese, arti o professioni) che si avvalgano di servizi prestati o beni ceduti da professioniste o imprenditrici madri di figli piccoli: il credito (ad esempio, il 5% del costo del servizio) dovrebbe essere, anche in questo caso, crescente in relazione al numero dei figli. Quest\u2019ultima misura sarebbe una delle poche idonee a incentivare il lavoro indipendente di professioniste o imprenditrici madri, rendendolo pi\u00f9 competitivo;<\/li><li>sul piano fiscale, rendendo strutturale un bonus fiscale per le babysitter, sul modello di quello gi\u00e0 introdotto in via temporanea durante la pandemia, mediante la concessione di un onere deducibile, nel caso in cui i genitori producano entrambi redditi da lavoro (sia esso dipendente, autonomo, o d\u2019impresa).<\/li><\/ul>\n\n\n\n<p>4. Non vado oltre nelle proposte concrete. Rinvio per tutte all\u2019ottima proposta di legge che vede come prima firmataria l\u2019on Giorgia Meloni (AC 2266), rilanciata al Senato dalla sen. Isabella Rauti (AS 1837): quel che \u00e8 veramente necessario \u2012 quale elemento unificatore dei singoli concreti provvedimenti \u2012 \u00e8 un cambio di prospettiva che ruoti attorno alla famiglia. Quando si intende davvero incentivare un settore, i benefici che si introducono prescindono dal reddito: accade per le ristrutturazioni edilizie come per l\u2019acquisto di una vettura. La logica \u00e8 di rimettere in movimento un pezzo di economia nazionale, e quindi per esempio favorire la domanda di automobili, non di aiutare persone in difficolt\u00e0 economiche a comprare un veicolo: \u00e8 per questo che gli incentivi auto prescindono dalle fasce di reddito. Il cambio di passo che si impone \u00e8 seguire la medesima logica per le provvidenze in favore della famiglia: il dato rilevante \u00e8 sposarsi e aprirsi alla vita, non modulare gli aiuti in base ai CUD!<\/p>\n\n\n\n<p>Quel che serve veramente \u00e8 ridare alla famiglia la centralit\u00e0 che le spetta per natura, e che le \u00e8 riconosciuta dalla Costituzione. Volutamente non ho parlato dell\u2019attacco portato in modo continuativo e sistematico all\u2019istituto familiare negli ultimi decenni: un po\u2019 perch\u00e9 \u00e8 importante guardare in termini positivi al futuro, un po\u2019 per non ripetere sempre le stesse lamentazioni. Mi limito per\u00f2 a ricordare:<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\"><li>che \u00e8 veramente complicato costruire qualcosa se le fondamenta sono &#8220;fluide&#8221;, per es. quando qualcuno vuol convincere, con minaccia di sanzione penale, che essere maschi o femmine non \u00e8 qualcosa di definito, ma dipende dall\u2019autopercezione che ciascuno ha di s\u00e9 stesso;<\/li><li>che non \u00e8 la stessa cosa per un bambino crescere con un padre e con una madre, oppure con due persone dello stesso sesso: perch\u00e9 quella natura che la Costituzione richiama quando riconosce i diritti della famiglia reca scritta la complementariet\u00e0 delle due figure di genitori, non la duplicazione della stessa figura;<\/li><li>che mettere al mondo un figlio \u00e8 un atto di coraggio e di speranza: e il coraggio e la speranza non si comprano, n\u00e9 prendono in \u2018affitto\u2019 il corpo di donne estranee, e spesso sottomesse.<\/li><\/ul>\n\n\n\n<p>5. Ci sono stati dei momenti nella nostra storia di italiani nei quali tutto sembrava perso, e pareva perduta anche la speranza. Sono stati momenti di lutto, di fame, di paura, con eserciti stranieri sul nostro territorio, e con i capi che erano scomparsi o si erano dati alla fuga: pensiamo al periodo conclusivo della Seconda guerra mondiale. In quei momenti il popolo italiano ha saputo prendere in mano il proprio destino e passare in pochi anni dalle macerie alla ricostruzione. \u00c8 riuscito a farlo perch\u00e9 era un popolo sano, costituito da famiglie. Erano le famiglie dei nostri nonni, dai quali abbiamo tutti ascoltati i racconti del passaggio dalla disperazione a una prospettiva di luce, fondata sul lavoro, sulla fatica e sulla fiducia nel domani!<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 perch\u00e9 venivano da famiglie sane che quelle donne e quegli uomini si sono rimboccate le maniche e hanno costruito nuovamente abitazioni, luoghi di lavoro, chiese, comunit\u00e0, senza avere grandi mezzi a disposizione; perch\u00e9 erano anni in cui, come cantava il ragazzo della via Gluck, per lavarsi bisognava scendere &#8220;gi\u00f9 nel cortile&#8221;. Quella rete si \u00e8 strappata, oggi \u00e8 pi\u00f9 precaria, ma non \u00e8 scomparsa, come si \u00e8 visto nel tempo della pandemia, dove \u00e8 grazie a essa che il sistema ha potuto reggere: \u00e8 fatta di quelle madri e di quei padri che ogni mattina accompagnano i figli a scuola, si recano al lavoro, lottano contro l\u2019oppressione fiscale e affrontano ogni tipo di burocrazia, sopportano tutto e vanno avanti lo stesso.<\/p>\n\n\n\n<p>E fanno andare avanti un\u2019Italia che sta in piedi solo perch\u00e9 ci sono loro. Queste famiglie non ambiscono a essere surrogate; desiderano non essere ostacolate, e magari essere incoraggiate, soprattutto nelle scelte di investimento nel futuro. Non chiedono nulla pi\u00f9 che condividere in concreto la speranza di un domani per il nostro popolo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non si sa pi\u00f9 come dirlo, ma bisogna ridirlo perch\u00e9 nessuno ascolta. 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