{"id":13003,"date":"2020-03-31T00:00:00","date_gmt":"2020-03-31T05:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/ifamnews.com\/?p=13003"},"modified":"2020-04-03T06:18:09","modified_gmt":"2020-04-03T11:18:09","slug":"transizione-di-genere-le-cose-vanno-decisamente-male","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ifamnews.com\/it\/transizione-di-genere-le-cose-vanno-decisamente-male","title":{"rendered":"Transizione di genere, le cose vanno decisamente male"},"content":{"rendered":"<p class=\"last-updated\">Last updated on aprile 3rd, 2020 at 06:18 am<\/p>\n<p>In un articolo pubblicato su <a href=\"https:\/\/thepublicdiscourse.com\/2020\/02\/60143\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><em>Public Discourse: The Journal of the Whitherspoon Institute<\/em>, Paul Dirks<\/a> fa efficacemente il punto dei risultati ottenuti da numerose ricerche scientifiche svolte negli ultimi anni sulle modalit\u00e0 utilizzate per trattare la disforia di genere e la transizione da un sesso all&#8217;altro, modalit\u00e0 destinate in particolare a ragazzi in fase puberale. La disforia di genere \u00e8 il nome con cui oggi viene chiamato il disturbo dell&#8217;identit\u00e0 di genere, una condizione in cui, seppur non viene riscontrata n\u00e9 a livello fisiologico n\u00e9 anatomico del corpo alcuna anormalit\u00e0 o problematicit\u00e0, nel soggetto si produce una condizione di sofferenza dovuta al sentirsi appartenere al genere opposto al proprio sesso biologico. <\/p>\n\n\n\n<p>Un aspetto fondante l&#8217;identit\u00e0 umana \u00e8 la sessualit\u00e0 di ciascuna persona. La sessualit\u00e0, come ricorda lo psicologo e psicoterapeuta <a href=\"https:\/\/amazon.it\/Lidentit%C3%A0-genere-Roberto-Marchesini\/dp\/8878790362\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Roberto Marchesini, sinteticamente per esempio nell\u2019opuscolo <em>L&#8217;identit\u00e0 di genere<\/em><\/a>, non \u00e8 un &#8220;accidente&#8221;, bens\u00ec parte costitutiva e fondante dell\u2019io. In altre parole, alla nascita ciascuno possiede gi\u00e0 un sesso: non si nasce neutri o asessuati. La persona \u00e8 quindi un&#8217;unit\u00e0 completa, di cui fa parte anche la sessualit\u00e0. L&#8217;identit\u00e0 sessuale \u00e8 rappresentata dall&#8217;unidirezionalit\u00e0 di varie componenti fisiche e psicologiche, dal sesso in senso strettamente biologico e genetico all&#8217;identit\u00e0 appunto di genere, almeno nella stragrande maggioranza dei casi.<\/p>\n\n\n\n<p>Non sempre l&#8217;individuo raggiunge per\u00f2 quest\u2019armonia e a volte pu\u00f2 evidenziarsi\nuna frattura. A quel punto emergono patologie vere e proprie, se la\nproblematica \u00e8 fisiologica, oppure disordini o disturbi, se le problematiche riguardano\nla sfera psicologica e identitaria. Negli ultimi anni si \u00e8 per\u00f2 affermata\nl&#8217;idea che non sussista necessariamente un legame tra identit\u00e0 di genere e\norientamento sessuale, e che quindi i disordini di identit\u00e0 riguardanti la\nsfera sessuale non siano pi\u00f9 tali, ma solo tendenze che vanno assecondate dalla\nsociet\u00e0 e dalla medicina. In parole molto semplici, si ritiene che non ci debba\nessere una corrispondenza necessaria tra il nascere maschio o femmina (sesso\ngenetico e gonadico corrispondente) e il sentirsi maschio o femmina\n(l&#8217;identificazione sessuale di s\u00e9).<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Solo e sempre assecondare il disturbo<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>Quando emergono queste disforie, l&#8217;unico trattamento clinico che viene proposto oggi \u00e8 la cosiddetta transizione da un sesso all&#8217;altro. Il trattamento di transizione in et\u00e0 puberale, simile per tutto a quello in fase adulta, avviene in genere mediante due livelli: il primo, in una fase precoce attorno ai 12 anni, consiste nella somministrazione di ormoni sessuali e un secondo, in una fase successiva, attorno ai 13 anni, consta di un intervento chirurgico di cambiamento totale e completo del sesso. La terapia \u00e8 pertanto fatta di farmaci che bloccano la pubert\u00e0, ormoni sessuali e interventi chirurgici come, a seconda del sesso di partenza, la mastectomia, la vaginoplastica e la falloplastica. Ora, lascia quanto meno perplessi il fatto che la medicina abbia deciso di trattare queste situazioni nella maniera pi\u00f9 radicale, pur di fronte a una fase, quella puberale, generalmente considerata densa di cambiamenti e assestamenti sia ormonali sia anatomici, quindi fisici, sia psicologici legati all&#8217;et\u00e0 evolutiva: le uniche procedure cliniche o psichiatriche intraprese vanno insomma nella direzione dell\u2019assecondamento della disforia. Non esiste, infatti, come osserva il medico e bioeticista <a href=\"https:\/\/amazon.it\/LegGender-metropolitane-Renzo-Puccetti\/dp\/8870949206\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Renzo Puccetti in <em>LegGender<\/em> <em>metropolitane<\/em><\/a>, alcun trattamento che tenda invece a contrastare la dissonanza tra mente e corpo nella direzione dell&#8217;appartenenza sessuale fisica. In una condizione, quindi, in cui il soggetto adolescente sente di non identificarsi pi\u00f9 con il proprio sesso di nascita, invece di intraprendere una qualche terapia o tentativo di ridurre la dissonanza a favore dell&#8217;evidenza fisiologica di appartenenza, almeno aspettando di superare le fasi critiche della pubert\u00e0 e della prima giovinezza, la medicina ha preferito condurre questi ragazzi e ragazze direttamente e, senza appello, verso il rafforzamento della disforia. <\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Qualit\u00e0 scarsa<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>Ma torniamo all\u2019articolo di Dirks, in cui viene offerta una panoramica molto ampia dei diversi lavori scientifici effettuati sui trattamenti di transizione. Il primo problema che ne emerge, anche secondo <a href=\"https:\/\/link.springer.com\/article\/10.1007\/s11154-018-9459-y\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">la recensione della letteratura scientifica a tema effettuata nel 2018<\/a>, \u00e8 la bassa qualit\u00e0 della maggior parte di essi. Problematici sono diversi elementi: la lunghezza dello studio, vale a dire il tempo intercorso fra il trattamento e l&#8217;ultima rilevazione dei dati; il numero di campioni presi in esame in partenza, molto spesso esiguo; infine la mancanza di controllo a medio e a lungo termine dei risultati e dell&#8217;efficacia. In moltissimi casi, infatti, si registra un alto tasso di ritirati per il <em>follow-up<\/em> durante lo studio: la recensione del 2018 ha del resto trovato che soltanto 2 studi su 29 abbiano garantito una campionatura accettabile in termini numerici, e un <em>follow-up<\/em> a medio e lungo termine consistente.<\/p>\n\n\n\n<p>La maggior parte degli studiosi riconosce come il primo e il\nsecondo anno successivi al trattamento farmacologico e all&#8217;intervento\nchirurgico risultino, indipendentemente dall&#8217;et\u00e0, una sorta di &#8220;Luna di\nmiele&#8221;: la persona dimostra, cio\u00e8, una qualit\u00e0 della vita migliorata\nrispetto ai momenti precedenti il trattamento. Ma le cose cambiano quando si\nprolungano i tempi di indagine e di osservazione. Tenendo conto\ndell&#8217;irreversibilit\u00e0 del trattamento cui questi adolescenti vengono sottoposti,\n\u00e8 opportuno, secondo molti studiosi, effettuare <em>follow-up<\/em> di termine pi\u00f9\nlungo, verificando la condizione psicologica e di qualit\u00e0 della vita dei\nsoggetti trattati anche a 3, 5 o 10 anni di distanza. I cambiamenti determinati\ndalla terapia sono infatti irreversibili e accompagneranno il soggetto per\ntutta la sua vita. Sfortunatamente, ed \u00e8 questo il <em>j&#8217;accuse<\/em> pi\u00f9\nconsistente di Dirks, almeno il 20% dei sottoposti a queste indagini si perde strada\nfacendo.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Cresce il numero di chi cerca di uccidersi<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>Come va interpretato questo dato? La prima considerazione, sottolineata da diversi specialisti, \u00e8 che a perdersi, e quindi a rinunciare al completamento del <em>follow-up<\/em>, sono soprattutto i soggetti che, nel corso degli anni successivi al trattamento, hanno riscontrato le difficolt\u00e0 maggiori di adattamento e di accettazione della nuova situazione. Anche quando sono stati presentati studi i cui risultati mostravano una buona condizione e una qualit\u00e0 della vita a lungo termine, <a href=\"https:\/\/link.springer.com\/article\/10.1007%2Fs10508-014-0453-5\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">il tasso di perdita al <em>follow-up<\/em> pi\u00f9 lungo (5 anni) arrivava addirittura a picchi del 49,3%<\/a>. <\/p>\n\n\n\n<p>Interessanti sono anche altre considerazioni. Per esempio il fatto che il peggior <em>outcome<\/em> a medio e a lungo termine lo abbiano gli uomini e i ragazzi che hanno effettuato il cambiamento verso l&#8217;essere donna: chi si sottopone a questi trattamenti subisce, infatti, il 51% in pi\u00f9 di mortalit\u00e0 rispetto alle donne che hanno effettuato lo stesso trattamento per diventare uomini. Mortalit\u00e0 dovuta principalmente agli alti tassi di suicidi, a malattie quali AIDS, patologie cardiovascolari e abuso di droga, mortalit\u00e0 che pure aumenta con l&#8217;aumentare degli anni trascorsi dal trattamento. Anche studi esplicitamente a favore dei trattamenti di transizione di sesso, come per esempio quello presentato da <a href=\"https:\/\/liebertpub.com\/doi\/full\/10.1089\/trgh.2016.0036\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Noah Adams, Maaya Hitomi e Cherie Moody nel 2017<\/a>, evidenziano che il tasso di suicidi, o anche solo di intenzioni suicide, espressi dopo il trattamento raggiungano il 50,6% nell&#8217;ultimo anno prima dell&#8217;intervista rispetto al 36.1% espresso dagli stessi soggetti e riferito al periodo precedente il trattamento. In altre parole, se un soggetto mostrava o esprimeva intenti suicidi prima di entrare nella batteria degli interventi di transizione di sesso per il 36,1% degli intervistati, dopo il trattamento a dichiarare una tendenza suicidaria era il 50,6% degli intervistati. <\/p>\n\n\n\n<p>Queste considerazioni, che emergono dall&#8217;analisi dei numerosi studi effettuati e di cui Dirks offre una panoramica ampia, correlati all&#8217;irreversibilit\u00e0 dei trattamenti offerti anche a soggetti molto giovani, dovrebbe far riflettere pertanto sulla necessit\u00e0, quanto meno, di approfondire gli studi in questa direzione soprattutto sul lungo termine e di procedere con maggiore cautela alla transizione sessuale per ragazzi in fase prepuberale e puberale. <\/p>\n\n\n\n<p>Ma altre domande necessiterebbero di una risposta: non solo quelle relative a come molte persone sottoposte al cambio di sesso vivano la propria esistenza anni dopo l&#8217;intervento, ma anche a quanti hanno deciso, dopo lungo tempo, di sottoporsi, quando e dove possibile, a interventi di <em>ritransizione<\/em> al sesso di partenza, fenomeno anch&#8217;esso presente sporadicamente negli studi, ma che dovrebbe essere approfondito. O, ancora, quanti suicidi siano riscontrabili nei gruppi di persone che hanno effettuato la transizione. Questioni che, come \u00e8 evidente, sono di importanza vitale per tutti coloro che soffrano di questi disturbi e ai quali viene offerto solo un intervento clinico, farmacologico e chirurgico, che ne cambier\u00e0 per sempre le vite a partire dalla rimozione di parti funzionanti e sane del corpo fino alla somministrazione di dosi massicce di ormoni sessuali.  <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Finisce sempre pi\u00f9 spesso in suicidio, AIDS o droga. Di pi\u00f9 gli ex uomini. 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