{"id":10043,"date":"2020-03-02T00:01:11","date_gmt":"2020-03-02T05:01:11","guid":{"rendered":"https:\/\/ifamnews.com\/?p=10043"},"modified":"2020-03-03T09:55:43","modified_gmt":"2020-03-03T14:55:43","slug":"la-famiglia-al-centro-lo-chiede-leconomia-subito","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ifamnews.com\/it\/la-famiglia-al-centro-lo-chiede-leconomia-subito","title":{"rendered":"La famiglia al centro. Lo chiede l\u2019economia, subito"},"content":{"rendered":"<p class=\"last-updated\">Last updated on marzo 3rd, 2020 at 09:55 am<\/p>\n<p>\u201cLe famiglie non fanno pi\u00f9 figli\u201d, si dice, aggiungendo subito \u201cper colpa della crisi economica\u201d, motivo per cui \u201cla soluzione sta nell\u2019adozione di politiche assistenziali\u201d. Ma \u00e8 davvero cos\u00ec? Che la crisi in corso non aiuti a mettere su famiglia \u00e8 un dato di fatto; che la famiglia non sia tra le priorit\u00e0, per cos\u00ec dire, dei governi italiani degli ultimi decenni, altrettanto. Eppure, se si studiano i dati, si nota come il crollo demografico nel nostro Paese incominci ben quarant\u2019anni orsono, all\u2019inizio degli anni 1980, per effetto della rivoluzione culturale del Sessantotto che ha sferrato colpi mortali alla famiglia: dall\u2019introduzione del divorzio nel 1970 alla riforma del diritto di famiglia nel 1975 che colpisce la figura del padre, dall\u2019introduzione dei mezzi contraccettivi alle derive femministe, dalla legge sull\u2019aborto nel 1978 al relativismo morale generalizzato, dalla diffusione delle droghe alla crescente perdita di fiducia nel futuro. A partire dagli anni 1970 la societ\u00e0 italiana si \u00e8 cio\u00e8 sempre pi\u00f9 sfilacciata, divenendo progressivamente \u201cliquida\u201d e atomizzata: una \u201csociet\u00e0\u201d di persone sempre pi\u00f9 sole, sempre pi\u00f9 anziane, sempre pi\u00f9 indebitate, sempre pi\u00f9 sfiduciate.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"seriestoriche.istat.it\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">I numeri non sono certo tutto<\/a>, ma aiutano a inquadrare la problematica: il tasso di natalit\u00e0 (ovvero il numero di nati ogni 1000 abitanti) passa dal 16,8 del 1971 all\u201911,1 nel 1981 per scendere ancora a ridosso del 9,5 nel ventennio 1991-2011 e precipitare nel 2019 al 7,3. La grande crisi economico-finanziaria mondiale iniziata negli anni 2007-2008 ha certamente contribuito negativamente, ma la tendenza italiana al ribasso \u00e8 in essere da oltre 40 anni. Nel 1964, all\u2019apice della natalit\u00e0, nel nostro Paese nacquero 1 milione e 35mila bimbi. Nel 2019 l\u2019Italia \u00e8 crollata a 435mila, con un saldo naturale \u201cnati\u201d meno \u201cmorti\u201d pari a -212mila unit\u00e0. Con soli 1,29 figli per donna, lo Stivale \u00e8 ben al di sotto del \u201ctasso di sostituzione\u201d, quello che serve per mantenere stabile una popolazione, tasso che \u00e8 pari a 2,1. L\u2019Italia detiene insomma il triste <em>record<\/em> negativo della natalit\u00e0 in Europa e il ricambio naturale della popolazione appare sempre pi\u00f9 compromesso. L\u2019aborto di Stato, che dal 1978 ha mietuto oltre 6 milioni di vittime, e le derive eutanasiche degli ultimissimi anni, configurano dunque un vero e proprio suicidio demografico.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Aumentano\ni pensionati, aumentano i costi<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>Per di pi\u00f9 il crollo delle nascite si \u00e8 accompagnato a un innalzamento costante della speranza di vita, andando a sbilanciare ancor di pi\u00f9 la struttura demografica e trasformando la \u201cpiramide demografica\u201d naturale in una sorta di \u201cfungo\u201d. L\u2019et\u00e0 media \u00e8 salita a 45,7 anni: l\u2019\u201cindice di vecchiaia\u201d, che misura il rapporto tra gli ultrasessantacinquenni e il numero dei giovani fino ai 14 anni, nel 1981 era 61,7 e nel 2019 \u00e8 balzato a 173,1 anziani ogni 100 giovani. La popolazione italiana, dicono gli statistici demografici, \u00e8 regressiva, sta implodendo: si chiudono asili e scuole, si aprono case di riposo.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" width=\"586\" height=\"482\" src=\"https:\/\/ifamnews.com\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/Piramide_Demografica_Italia_2019.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-10051\"\/><figcaption>La piramide demografica dell&#8217;Italia \u00e8 oramai ridotta a un &#8220;fungo&#8221;<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>In aggiunta, negli ultimi lustri, i pi\u00f9 anziani della generazione dei <em>baby boomer<\/em> (i nati nel periodo 1945-64) hanno cominciato ad andare in pensione, contribuendo anche all\u2019aumento delle esigenze e dei costi dell\u2019assistenza sanitaria. Contemporaneamente la contrazione demografica progressiva ha fatto assottigliare sempre pi\u00f9 la componente giovanile della cosiddetta \u201cP.e.l.\u201d, la \u201cPopolazione in et\u00e0 lavorativa\u201d, vale a dire le persone di et\u00e0 compresa fra i 15 e i 64 anni. Conseguenza: sempre meno persone lavorano e sempre pi\u00f9 sono le persone in pensione, e queste presentano esigenze crescenti di assistenza sanitaria. Uno squilibrio evidente. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>I crescenti costi pensionistici e sanitari, nonostante il calo quali-quantitativo delle prestazioni fornite, vengono cos\u00ec a gravare su una base produttiva in contrazione, richiedendo prelievi fiscali e oneri contributivi e previdenziali sempre pi\u00f9 gravosi. Il risultato finale \u00e8 quello di minare la competitivit\u00e0 del sistema economico-finanziario, mettendo in dubbio la tenuta del sistema di <em>Welfare State<\/em> e del sistema pensionistico, cos\u00ec come li conosciamo. Si produce anche il paradosso che, a causa della grande contrazione economica indotta dal crollo della produttivit\u00e0, i giovani, pur essendo pochi, faticano a trovare un lavoro in linea con la propria formazione: il precariato aumenta, e anche questo non va certamente a favore della natalit\u00e0 e della famiglia. <\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Serve un \u201canti-Sessantotto\u201d<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>Al\nquadro demografico sfavorevole c\u2019\u00e8 da aggiungere una caratteristica che, negli ultimi\ndecenni, accomuna l\u2019evoluzione sociale di tutti i Paesi avanzati: tutti, senza\neccezioni, hanno supportato la crescita indebitandosi sempre pi\u00f9, non solo per\nfinanziare gli investimenti, ma anche \u2013 in Italia soprattutto \u2013 per coprire la\nspesa corrente, cio\u00e8 per alimentare i consumi artificialmente. Un modo, cio\u00e8,\nper vivere al di sopra dei propri mezzi, rinviando alle generazioni future il\nproblema. Un <em>escamotage<\/em> che\nha funzionato finch\u00e9 la tendenza demografica favorevole sosteneva questa crescita\neconomica aiutata.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma, con\nl\u2019involuzione demografica registrata negli ultimi decenni, il paradigma della \u201ccrescita\na debito\u201d, gi\u00e0 squilibrato di per s\u00e9, \u00e8 andato in crisi ovunque nel mondo. Se le\ncause della crisi in atto sono \u201creali\u201d, non saranno certamente le politiche\nmonetarie ultra-espansive delle Banche centrali o i <em>green new deal<\/em> dei\ngoverni a invertire tendenza.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche se la crisi economico-finanziaria non aiuta certamente a metter su famiglia, la denatalit\u00e0 non \u00e8 per\u00f2 una conseguenza della crisi stessa, bens\u00ec una tra le sue cause remote e strutturali pi\u00f9 importanti. Causa, questa, che continuer\u00e0 a pesare nei decenni a venire, vista la persistenza delle tendenze demografiche. Le <a href=\"https:\/\/istat.it\/storage\/rapporto-annuale\/2019\/Sintesi2019.pdf)\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">proiezioni dell\u2019ISTAT per il 2050<\/a> ipotizzano infatti una diminuzione della popolazione italiana, in assenza di flussi migratori netti, dell\u2019ordine di 2,2 milioni di persone, con ulteriore incremento degli anziani e contrazione delle persone in et\u00e0 lavorativa.<\/p>\n\n\n\n<p>Insomma,\nl\u2019Italia \u00e8 giunta al <em>redde rationem<\/em>. Per\ninvertire la tendenza non servono, quindi, politiche assistenzialistiche estemporanee,\nma occorre rimettere la famiglia al centro, riconoscendola come soggetto\nfondante della vita culturale, economica, sociale e politica del Paese. Politiche\nstrutturali <em>pro family<\/em>, seppur\nnecessarie e urgenti, non sono comunque sufficienti. Occorre anzitutto andare\nalla radice delle cause profonde del declino in atto, che sono di tipo\nantropologico e morale. Occorre, insomma, una \u201ccontro-rivoluzione culturale\u201d, un\n\u201canti-Sessantotto\u201d per cos\u00ec dire, che inverta le tendenze mortifere sul piano culturale,\nlegislativo, sociale, politico ed economico dell\u2019ultimo mezzo secolo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La denatalit\u00e0 non \u00e8 la conseguenza della stagnazione economica dell&#8217;Italia. Ne \u00e8 la causa<\/p>\n","protected":false},"author":96,"featured_media":10046,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"give_campaign_id":0,"om_disable_all_campaigns":false,"_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"mc4wp_mailchimp_campaign":[],"jnews-multi-image_gallery":[],"jnews_single_post":{"subtitle":"La denatalit\u00e0 non \u00e8 la conseguenza della stagnazione economica dell'Italia. 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