I Paesi Bassi chiedono agli anziani di uccidersi

In questo modo farebbero posto ai malati di coronavirus. W i dieci, cento, mille Geert Wilders del mondo che resistono

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La notizia l’ha data ieri Carlo Nicolato su Libero, e da lì ha fatto il giro del web. Nei Paesi Bassi gli anziani «[…] stanno ricevendo inquietanti telefonate in cui li si invita a scegliere preventivamente se intendano essere eventualmente curati con “una lunga ventilazione” (cioè con i respiratori) o se nel caso considerino di aver già vissuto abbastanza di lasciare che le cose vadano come devono andare, a piacimento del virus». Lo chiamano «lockdown intelligente», «che molto intelligente evidentemente non è», osserva il giornalista italiano, laddove nel Paese dei tulipani «[…] si contano oltre 9mila casi accertati come il vicino Belgio, ma con il doppio dei morti, cioè 639 contro 353», e «[…] gli ospedali, specie quelli del nord del Paese, cominciano a essere al limite della capienza». Meglio dunque «[…] che chi abbia in simpatia il suicidio lasci il suo posto a qualcuno più giovane e con più probabilità di farcela e non finisca per intasare ulteriormente le corsie già sature».

Se lo definite «agghiacciante», sappiate di essere in compagnia di Geert Wilders, il noto leader «sovranista» del Partij voor de Vrijheid, il Partito per la Libertà, l’unico, a quelle latitudini, ad avere evidentemente conservato un poco di buon senso. Ogni altro aggettivo è infatti superfluo. Dovremmo infatti ancora una volta tediare i nostri lettori con la solita geremiade che si lancia contro una cultura scellerata, una società senza cuore e senza ragione, un mondo di farabutti che non esita a calpestare gli esseri umani? Non lo faremo. Lo abbiamo fatto tante volte, su queste pagine e su altre, e farlo una volta in più puzzerebbe solo di protagonismo. Scegliamo dunque il registro della laconicità. E su di esso diciamo che non c’è proprio nulla di che meravigliarsi.

I Paesi Bassi sono il primo Paese del mondo ad avere legalizzato l’eutanasia nel 2002. A esso si sono poi uniti solo altri due Paesi: il Belgio nel 2003 e il Lussemburgo nel 2008. In Svizzera, infatti, in Spagna e negli Stati nordamericani di Washington, Oregon, Vermont, Montana e California è legale il suicidio assistito, mentre in Ungheria, Canada, Messico e Australia è legale l’eutanasia passiva, cioè quella richiesta dal paziente (legale pure in Spagna). Sì, si tratta solo di aperitivi o, meglio, di anticamere, ma per il momento, a rigor di termini, l’eutanasia attiva è legale solo nel Benelux e i Paesi Bassi detengono il primato storico mondiale.

Quando uno storico del futuro molto anteriore dovesse un dì guardare indietro ai nostri giorni e intitolare un tomo al nostro tempo usando le parole “civiltà della morte” inizierà dai Paesi Bassi e rubricherà senza stupore questo “semplice” corollario odierno. Nei Paesi Bassi la legge consente di uccidersi per un numero X di motivi, perché non pensare allora di farlo subito e lasciare spazio ad altri? Dove sta il problema? Non esiste. Esiste evidentemente soltanto se uno mettesse in discussione l’eutanasia a monte, ma a valle che senso ha indignarsi? L’uccidersi per liberare letti a vantaggio dei malati di coronavirus è freddamente logico, e quindi nessuno scandalo che le istituzioni pubbliche preposte al bene comune lo chiedano: se la «buona morte» rientra nel panorama del bene comune di quella società scolpito nel suo ordinamento legislativo che problema c’è?

Questa concezione mortale del bene comune sta infatti oggi coronando il proprio disegno di coerenza discutendo, in parlamento, della possibilità di legalizzare il suicidio assistito per «vita completata», ovvero, spiega Nicolato su Libero «[…] non un’eutanasia condizionata dalla mancanza di prospettiva di vita del paziente, ma da una scelta personale condizionata semplicemente da un’età minima». È la cosiddetta «pillola di Drion» prospettata per gli over 70.

Tutto sempre e solo perfettamente coerente; e quanto avviene oggi in tempi di coronavirus, altro non è se non la prova generale: un caso particolare che punta a una legge generale.

Non commento, fedele alla laconicità che mi sono imposto. Osservo soltanto la compiuta trasvalutazione nietzscheana di tutti i valori suggellata dalla mutazione della lingua. Fino a ieri evocare l’espressione «bene comune» era sufficiente a sintetizzare una visione del mondo caratterizzata da sussidiarietà e solidarietà, con al centro la difesa della persona umana contro ogni ingerenza indebita o violenza. Oggi no. Oggi anche «bene comune» tollera una pluralità di «secondo me», persino quello che intende come bene la morte del soggetto principe dell’attenzione «comune». Abbiamo cioè un bene che è un male e una comunanza vuota. Il contrario e l’assenza, il rovesciamento totale, la demonicità di tutto. Il trionfo finale del nulla. Per questo tifiamo ancora e sempre per i dieci, cento, mille Geert Wilders del mondo, noti e ignoti, che ancora impediscono questo calare definitivo della notte.

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